«Qui comandiamo noi». Così padre e figlio, Bruno e Antonio Di Silvio, 43 e 25 anni, minacciavano il titolare di un bar per non pagare le consumazioni, a base di champagne e spumante, durante feste e in altre occasioni. L'ultimo episodio, che poi ha indotto il proprietario dell'attività alla denuncia ai carabinieri, è stato la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. L'uomo come si vede anche nel video della sorveglianza interna del locale è stato prima pesantemente minacciato e poi aggredito fisicamente nel laboratorio di confezionamento dei prodotti. Quindi, non paghi di ciò, i due si sarebbero portati nuovamente al bancone per consumare una bottiglia di Franciacorta Bellavista. «Qui comando io, ancora non avete capito? -le farsi pronunciate secondo la denuncia- Quando vedete me o mio figlio il bar deve stare tutto a disposizione e non pago». Inoltre i due avrebbero poi preteso, a un altro avventore, il pagamento di una seconda bottiglia di Franciacorta.
Ieri mattina, i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Frosinone, agli ordini del maggiore Matteo Branchinelli e del luogotenente Angelo Pizzotti, hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare, per i reati di estorsione e rapina, nei confronti dei due Di Silvio. Il gip Ida Logoluso ha disposto per entrambi gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. L'operazione è stata illustrata, in conferenza stampa, dal comandante del Reparto operativo, tenente colonnello Andrea Gavazzi, che ha voluto chiarire che le immagini dell'aggressione sono di febbraio e che «la risposta è stata efficace e rapida»,insieme a Branchinelli e Pizzotti. Un modo per invitare le vittime a denunciare. Tanto più che, come accaduto in questo caso, gli arrestati «si presentavano più volte nell'arco della stessa giornata». Altre volte, invece, pretendevano che il bar, nella parte bassa della città, restasse aperto per ore anche oltre l'orario di chiusura. «Già dalla metà del 2014 fino a tutt'oggi hanno preteso prestazione dal titolare del bar ovvero forniture gratuite di champagne, spumante e cibo in concomitanza di feste e compleanni ha spiegato il maggiore Branchinelli Quando siamo andati a prenderli a casa abbiamo trovato uno stile di vita stile Luigi XIV pur non svolgendo alcun tipo di attività lavorativa». Le minacce -ha ricordato il maggiore-  erano dirette a tutti, camerieri e gestori. Minacce generiche, anche per questo più temibili.
Il gip, nell'ordinanza, parla di una «condotta prevaricatrice e violenta dei due indagati, i quali in più occasioni... hanno effettuato laute consumazioni e si sono rifiutati di pagare, offrendo, in cambio, un servizio di protezione e accesso al credito». Proposte rifiutate dal proprietario del bar. Tutto nasce secondo quanto ricostruito dall'indagine condotta dall'Arma da un sequestro, anch'esso effettuato dai carabinieri, di tre assegni, per un importo di 3-4.00 euro, di vincite alle slot. Da quel momento Antonio, in base alla denuncia, avrebbe preteso il pagamento in contanti della somma corrispondente ai titoli. Richiesta ripetuta più volte nel tempo. Da qui le consumazioni di bevande, anche onerose, che prima Antonio e successivamente anche Bruno (all' epoca ai domiciliari) avrebbero ottenuto dal bar. «Il proprietario si è deciso alla denuncia -ricostruisce la storia il maggiore Branchinelli- quando sono venuti alle mani per un pagamento di 45 euro non onorato». In quell'occasione il titolare non c'era, ma i due arrestati, avrebbero preteso che un dipendente lo chiamasse al telefono ordinandogli di correre al più presto al locale per regolare la questione. Ed è stato lì quando l'uomo ha ricordato quei 45 euro di consumazioni non pagate che la situazione è degenerata.
Il luogotenente Pizzotti ha rimarcato che si tratta di soggetti da tempo seguiti dai carabinieri. I carabinieri ora chiedono ad altri commercianti, pure di diversi settori economici, di farsi avanti, anche in forma anonima, qualora abbiamo dovuto sottostare a richieste della stessa specie. Il colonnello Fabio Cagnazzo ha evidenziato che «i due non hanno il controllo capillare del territorio che pur sostenevano di avere. Si accerterà tale controllo in cosa consiste. Valutiamo misure di prevenzione, personali e reali, anche in riferimento al tenore di vita. Inoltre stiamo valutando l'applicazione dell'aggravante di aver agito con il metodo mafioso. La spavalderia dimostrata rientra in un metodo di tipo mafioso».