Si è aperta nella giornata di domenica la mostra personale di Vittorio Giannetti dal titolo ‘'La mia vita colorata'', in allestimento negli spazi della villa comunale di Frosinone fino al prossimo 28 marzo.  La memoria storica dell'ex direttore delle Poste si sviluppa in un album di tele ispirate dalla passione per la tecnica pittorica, appresa da autodidatta in occasione dei concorsi di estemporanee organizzati dal "Dopolavoro", e da istanti di vita vissuta modulati con mano sapiente. Una pittura recettiva degli impulsi dal mondo mette in opera "il fine ultimo dell'uomo che è l'investigazione". Tecnica e aderenza non competono ma collaborano in una missione di dedizione per la verità, in cui l'artista con docile umiltà non si sottrae a riprodurre il carattere dei classici, di cui propone una versione privata e riverente, ma nondimeno applica i virtuosismi della cultura accademica all'intimità di scene domestiche o di panoramica urbana, catturate dal loro giornaliero e rassicurante scorrimento.  Frutti, strumenti e ritratti di donne posate su scenari nelle nuances del blu enucleano le gemme di una poetica essenziale, che sa godere del singolo giorno. Barche sezionate ricompongono le disillusioni dell'animo in un dono di estetica distrazione, fette di melone cubiste stillano il succo di una pittura capace di sezionare soggetti per renderli oggetti di una rivisitazione ideale di gusto, personaggi assorti in terrazza accarezzano vasi dai fiori piccoli con la stessa grazia con cui il pittore guida il suo sguardo. La genesi parte dall'impressionismo per approdare a ogni corrente scoperta nel tempo e abbracciata con curiosità e mite rigore. Donne volanti cavalcano cavalli turchesi in immaginari evanescenti dal richiamo a Chagall e ancora danze matissiane ricorrono e si rincorrono in turbini di curve e colore.  Un'esperienza variopinta trasmette tutta la gratitudine alla ricchezza della realtà e alla preziosità della luce, coniugando angoli a strutture amorfe proprie del sogno. Attraverso la premura cromatica, Giannetti promuove un arcobaleno frastagliato, attinto da una tavolozza di tinte tenui e tenaci, per raffigurare qualsivoglia paesaggio: il mercato di Ripi, la fatica arsa nei campi, nature morte gentili e doviziose di dettagli.  «Giannetti dà prova di un modello architipale decoroso dell'assetto urbano, costruito sul principio del "bello e valoroso" greco»: con queste parole il sindaco Nicola Ottaviani elogia il valore artistico e sociale del pittore. Devoto a una missione di armonia, l'artista offre l'invito a riscoprire il senso irripetibile della bellezza e lo fa attraverso il culto della meraviglia con l'augurio di vincere la malinconia, componendo un diario di appunti di felicità. «Come un eremita parlo per mezzo del colore, affinchè ogni pennellata sia un momento interiore di espressione con cui vincere il silenzio», racconta commosso. Giannetti mette a punto nel corso della sua esistenza una maestria frutto di un'osservazione modesta, meditata negli anni con scrupolo e impegno. Il manifesto di una ricerca e di un entusiasmo mai sopiti, d'altri tempi, che dà lustro al repertorio dei grandi artisti radicati nel territorio.