Domeniche ecologiche, addio, ma l'allarme inquinamento resta. Il piano regionale di risanamento della qualità dell'aria prevede fino a marzo di adottare misure di contenimento degli inquinanti. Il rischio è che, non essendo più obbligatorie le contromisure, di inquinamento e degli effetti negativi sulla salute umana non se ne parli più fino al prossimo autunno.
Ieri, intanto, complice la pioggia i multati sono stati pochi. I vigili urbani hanno fatto prevenzione ai varchi impedendo l'accesso nell'area rossa, hanno anche fermato due auto senza assicurazione e un automobilista per guida in stato d'ebbrezza. Per la violazione dell'ordinanza una manciata i verbali. A tenere alta l'attenzione sul problema (finora 37 le giornate fuori norma a Frosinone e 32 a Ceccano) sono i medici di famiglia per l'ambiente. «Qualsiasi attività, anche minima per ridurre le polveri sottili ben venga», afferma Teresa Petricca dell'associazione che rivendica il merito di aver spostato l'attenzione sul vero problema. «Delle ricadute sulla popolazione non ne aveva mai parlato qualcuno continua la dottoressa Dobbiamo insistere. Qualcuno ci ha tacciato di allarmismo, ma la grande emergenza è stata lanciata dalla stessa Regione Lazio». Quanto ai valori, la centralina dell'associazione alla stazione dà dati in linea con quelli dell'Arpa. In media il bonus delle trentacinque giornate di polveri sottili fuori norma viene esaurito in 48 giorni, ovvero il 17 febbraio. È così da quando, dal 2006, l'Arpa monitora i valori di pm10 a Frosinone Scalo. C'è stato un solo anno in cui sono bastati proprio trentacinque giorni (ovvero il 4 febbraio) per raggiungere la soglia oltre la quale le amministrazioni sono obbligate, per legge, ad adottare contromisure. Il più delle volte il limite è stato raggiunto tra il 10 e il 19 febbraio. Ci sono delle eccezioni positive: nel 2016 lo sforamento numero 35 è stato raggiunto il 26 marzo, ovvero in 85 giorni. Quest'anno ci si è allungati fino al 1 marzo, la seconda volta, in tre anni, quando la soglia limite è stata raggiunta in tre mesi. «Una piccola pianura padana nel centro Italia e una qualità dell'aria tra le peggiori in Europa», così un mese fa Greepeace Italia definitiva la situazione di Frosinone e della valle del Sacco. L'associazione ricordava che contro l'Italia è in atto una procedura d'infrazione per l'inquinamento davanti all'Unione Europea. E che il nostro paese rischia il deferimento alla Corte di giustizia. Un motivo in più, argomentava Greenpeace, per mettere mano al piano regionale di risanamento della qualità dell'aria. Il punto è sempre lo stesso: dopo anni di applicazione siamo allo stesso punto. Ogni anno si combatte l'inquinamento da polveri sottili e polveri fini, ma la battaglia è ben lontana dall'essere vinta.