La richiesta di rinvio a giudizio da parte del pubblico ministero ha riguardato tutti i coinvolti nella maxi operazione dell'Arma "I Monatti". La stessa che aveva portato nell'ottobre del 2017 all'esecuzione di sei misure cautelari nei confronti di Maurizio e Giuseppe Sardelli di Pontecorvo, Silvana Spada, Gerardo Bottiglieri, Massimo Morra e Gianluca Russo. Per gli inquirenti, sarebbero risultati in varia misura responsabili di episodi di usura, estorsione, e lesioni personali. Ieri la richiesta di rinvio a giudizio è stata avanzata per tutti i coinvolti che, anche dopo il Riesame, mantengono posizioni diverse: Sardelli Giuseppe (nei cui confronti era stata annullata l'ordinanza) è libero; Silvana Spada ha solo un obbligo di presentazione alla pg; gli altri restano ai domiciliari. Dopo una prima parte delle discussioni delle difese rappresentate dagli avvocati Emanuele Carbone per Silvana Spada; Pollino per Bottiglieri e Mariano Giuliano per gli altri l'udienza è stata aggiornata a giovedì prossimo. In quella sede il giudice dovrà decidere se e chi rinviare a giudizio oppure se prosciogliere gli imputati.
L'indagine
L'operazione nasce da un episodio incendiario del marzo del 2016, quando un rogo danneggiò un'intera attività di produzione di materassi nell'hinterland della città martire. Da quel momento i militari di Cassino diedero vita a un'attività certosina da cui, però, sarebbe spuntato un altro filone: quello di un presunto giro di estorsione ai danni prima di tutto di commercianti in difficoltà. Dopo oltre un anno di intenso lavoro, i militari hanno tirato le somme: i tassi usurari riscontrati secondo i dati raccolti dall'Arma avrebbero superato in un caso persino la soglia del 400%, partendo da un calcolo "base" del 25-30% in più. «A fronte di un prestito di 15.000 euro a un commerciante di Cassino, gli sarebbe stata imposta la restituzione di 20.000 euro in un anno spiegò il capitano Mastromanno durante la conferenza stampa In un altro episodio lo stessocommerciante, ormai in evidente difficoltà economica, sarebbe stato costretto a chiedere un'ulteriore somma di denarodi1.000 euroadaltro "noto soggetto", dietro corresponsione della somma totale di euro 1.600 dopo soli due mesi quindi con la l'applicazione di un tasso usurario di quasi il 300%». Posizioni differenti e accuse differenti, mosse ai coinvolti, che ora rischiano il processo.