Non solo colpire al cuore il florido mercato degli stupefacenti. Gli investigatori dell'Arma e della Finanza che hanno lavorato all'unisono per oltre due anni hanno puntato contemporaneamente anche a un altro obiettivo: il sequestro dei beni in uso agli indagati. Quell'aggressione patrimoniale,hanno spiegato in conferenza stampa, che pesa e spaventa più delle misure cautelari. «Ci siamo impegnati nel risalire alla titolarità diretta o indiretta di tutti quei beni che nel tempo erano stati acquisiti dai soggetti coinvolti -ha spiegato il colonnello del Comando provinciale della Finanza, Luigi Carbone- Per questo, oltre all'aspetto legato allo spaccio, abbiamo approfondito accertamenti patrimoniali sul conto degli indagati, i quali sono risultati avere un tenore di vita sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati». Secondo gli inquirenti, il tenore di vita«molto elevato» sarebbe direttamente legato «agli ingenti proventi ricavati dal business della droga» si legge in una nota stampa congiunta. Un convincimento che ha portato gli investigatori a ricondurre agli indagati la titolarità di beni mobili e immobili per un valore complessivo di oltre 1.200.000 di euro così divisi: «Sei conti correnti; 22 conti deposito; 9 terreni; 7 fabbricati (tra cui 5 ville, un appartamento e un magazzino); un'area urbana adibita a parcheggio; 9 autovetture e un cavallo da corsa (trottatore italiano di nome Golarid De Nando)». Tutti sottoposti a sequestro preventivo finalizzato alla confisca.
«Si tratta di un risultato importante perché oggi i criminali temono di più le aggressioni patrimoniali che non le adozioni di misure cautelari personali» ha aggiunto il colonnello Carbone.
La maggior parte delle cessioni, secondo la ricostruzione di carabinieri e finanzieri, sarebbe avvenuta all'interno della villa. «Le indagini, da un punto di vista più strettamente patrimoniale hanno interessato tutti i soggetti destinatari delle misure custodiali -ha precisato il tenente colonnello Rapuano, comandante del Gruppo di Cassino- Nella maggior parte dei casi i soggetti interessati erano privi di reddito pur conducendo un tenore di vita elevato. Sproporzione che avrebbe indicato l'illegittimità della provenienza dei beni stessi». Oltre alle auto e ai beni compresi nel decreto di sequestro del giudice Scalera, gli uomini del colonnello dell'Arma Fabio Cagnazzo e quelli del colonnello Carbone sono state individuate e sequestrate ulteriori 8 auto di grossa cilindrata, sempre nella disponibilità degli indagati.

Leoni rampanti dello spaccio. "Re" nella foresta invisibile dei traffici illeciti. Finanza e Carabinieri, coordinati dalla procura, gettano la rete e arrestano sette persone, assestando un durissimo colpo al mercato locale degli stupefacenti, alle sue ramificazioni, ai banchi di vendita, al sistema ideato per rendere invulnerabile un settore che, a Cassino, ha messo radici profonde. Troppi i clienti "affamati" di polvere bianca, vero motore dell'industria dello spaccio che non conosce crisi. È bastata un crepa, nella solida costruzione architettata per rendere sicuri gli arrivi e gli smerci; è bastata una minuscola intercapedine nella quale hanno iniziato a guardare gli uomini dell'Arma e della Guardia di Finanza per allargarne sempre di più le ristrette maglie e costruire a loro volta un quadro probatorio che ha portato all'esecuzione delle misure di custodia cautelare nei confronti di sette persone, due in carcere e cinque agli arresti domiciliari, dedite «in maniera sistematica e professionale» al traffico e allo spaccio di stupefacenti nonché al sequestro di beni mobili e immobili nella disponibilità degli stessi. 
Ore 5: scatta l'operazione 
Il buio precede l'alba. Le strade sono rese scivolose dalla pioggia che ha continuato a inondare la città fino a pochi minuti prima delle 5. Ma le auto di Carabinieri e Finanza sfrecciano sicure e imboccano due precise aree periferiche, a San Bartolomeo e in località Selvotta. Un palazzo e una villa sono circondati. In campo ci sono quaranta uomini: venti sono i militari della locale compagnia, guidata dal capitano Ivan Mastromanno e coordinati dal colonnello Fabio Cagnazzo e venti i finanzieri del gruppo di Cassino, con il tenente colonnello Salvatore Rapuano e coordinati dal comandante provinciale Luigi Carbone. 
L'indagine

L'inchiesta trae origine da due distinte attività avviate separatamente dalla Gdf e dai carabinieri nell'anno 2016 e successivamente accorpate dall'autorità giudiziaria inquirente perché riguardante i medesimi soggetti. L'obiettivo è stato «il monitoraggio delle famiglie rom Spada/Di Silvio di Cassino, particolarmente attive nel settore del traffico di sostanze stupefacenti». Gli indagati avrebbero creato un'attività di vendita al minuto, h24, mentre diverse appaiono le mansioni in base alla tipologia di droga. Solo due per gli inquirenti gli spacciatori, non appartenenti ai nuclei citati, che smerciavano sostanza nelle rispettive abitazioni.
Indagine complessa, soprattutto perché il sodalizio avrebbe adottato segni convenzionali per indicare la presenza o meno del tipo di "roba" disponibile. Bastava aprire o meno il cancello d'ingresso oppure vedere se era presente una catena in una via adiacente alla villa per capire la disponibilità o meno di eroina e cocaina. È stato grazie a questo modus operandi che gli investigatori, sotto il coordinamento della procura della Repubblica, hanno svolto congiuntamente mirati e prolungati servizi di osservazione che hanno permesso di individuare, nell'arco di circa tre mesi, 60 consumatori, controllati e sorpresi all'uscita dei due luoghi di spaccio.E' stata la pista seguita dagli uomini dell'Arma- diretti all'epoca dal maggiore Silvio De Luca e dal tenente Grio- che fiutarono il ricco business e capirono pure come disarticolarlo. È stato grazie «alle dichiarazioni dei clienti» che si è riusciti a raccogliere «inconfutabili elementi di prova -scrivono gli inquirenti- a carico dei soggetti arrestati». È proprio grazie agli assuntori che il mercato cresce e, poi, sempre grazie a loro, il castello di certezze si sbriciola. Indirettamente. Un pezzetto dietro l'altro, con costanza e metodo. Per fare "tana" ai leoni.

di: Carmela Di Domenico