Ottomila chilogrammi di cocaina importati dalla ‘ndrangheta direttamente dai cartelli sudamericani. Ora la giustizia presenta il conto: per 39 persone sotto processo con il rito abbreviato, il pubblico ministero della Dda di Catanzaro ha chiesto pesanti condanni fino a 16 anni di carcere. E tra gli imputati due sono residenti in Ciociaria. Per Massimiliano Bufalini, 41 anni, di Supino e per Aurelio Mandica, 37 anni, di Messina, ma residente a Frosinone, l'a ccusa ha chiesto nove anni di detenzione.
Per entrambi, difesi dagli avvocati Giulio Gasparro, Giuseppe Spaziani, Pasquale Cirillo e Massimo Titi, l'accusa è di associazione a delinquere. I due sono accusati di aver fatto da staffetta durante alcuni trasporti di stupefacente dalla provincia di Vibo Valentia alla Ciociaria. A Bufalini anche un ulteriore episodio di acquisto di stupefacente in data imprecisata.Per quest'ultimo, il Riesame aveva fatto cadere però il reato associativo. L'indagine, condotta dal Nucleo di polizia tributari e dal Gico della Guardia di finanza di Catanzaro, durata oltre due anni, si è avvalsa di intercettazioni telefoniche e ambientali. E tra i 74 monitorati dalla procura calabrese c'era il gruppetto proveniente da Frosinone.
A incastrarli ci sarebbero le risultanze dei sistemi satellitari che hanno permesso di collegarli in un determinato arco temporale in Calabria.
E proprio sulla Salerno-Reggio Calabria, nel maggio del 2015, venne fermato e arrestato un frusinate. In auto gli vennero sequestrati due chili di cocaina. Gli altri due avrebbero fatto da staffetta. All'inizio si era pensato a un arresto casuale, forse legato all'alta velocità tenuta dal frusinate sull'A3. Invece, erano tuti sotto controllo. In base alle accuse la droga veniva ordinata attraverso frasi convenzionali, per cui la cocaina, di volta in volta, diventava cuccioli di cane o agnellini.
In base alle accuse, era stato aperto un nuovo canale di approvvigionamento dello stupefacente che, in Ciociaria, non arrivava più dai canali napoletani o casertani, ma direttamente dalla Calabria. Una scelta legata anche alla miglior qualità della droga importata dal Sud America dai clan calabresi. L'indagini, a più alto livello, ha permesso agli investigatori di disarticolare un'organizzazione criminale, riconducibile ai clan Fiarè di San Gregorio d'Ippona, Pititto-Iannello e Galati di Mileto nonché a un gruppo egemone a San Calogero, facente capo, secondo l'accusa, a Francesco Ventrici, per il quale la procura distrettuale di Catanzaro ha chiesto una condanna a 16 anni. I clan calabresi sarebbero stati in grado di importare ottomila chili di cocaina che poi tramite una serie di canali veniva piazzata anche fuori dalla Calabria. I clan avrebbero agito di fatto come monopolisti, arrivando a trattare direttamente con i cartelli colombiani. Nel corso delle indagini è emerso anche un progetto, poi abortito, di far arrivare lo stupefacente all'aeroporto di Lamezia Terme, ma anche motonavi con locali tecnici appositamente modificati per accogliere il carico, da recuperare attraverso i sommozzatori. A giugno la sentenza.