Disperazione, rabbia, svilimento, ma anche orgoglio, senso di appartenenza ad un territorio e ad un Paese. E poi tanta delusione e tanto rammarico per il trattamento ricevuto, per non essere aiutata da uno Stato che, a suo dire, aiuta più gli stranieri che gli italiani. Ed è proprio quest'ultima circostanza, quella, cioè, di essere italiana, che viene vissuta come una colpa. Un peccato originale da cui appare sempre più difficile purificarsi.
La storia che vi raccontiamo è una delle tante che hanno come teatro un'Italia sempre più derelitta e sempre più avviata su una china che l'avvicina più all'Argentina che non alle grandi potenze europee. Protagonista suo malgrado è una signora di Frosinone, Katia Carfagna, 56 anni ad ottobre, che in mattinata sulla posta della pagina Facebook di Ciociaria Oggi ci ha inviato una nota in cui descrive l'assurdità di quanto sta vivendo ormai da tempo. E ha deciso di farlo affidando a noi il compito di divulgare il suo grido di dolore "mettendo al corrente chi di dovere di quanto mi è accaduto oggi e di quando in genere mi accade da tempo".

"Sono una ciociara e ne vado fiera"
"Sono una ciociara e ne vado fiera – inizia la sua lettera Katia Carfagna - amo la mia città, Frosinone, e amo da sempre la mia squadra del cuore, il Frosinone calcio, l'unico motivo di orgoglio rimasto per il mio cuore, qualunque sia il risultato o la categoria".
Ed eccoci al nocciolo della questione: "Il primo dicembre scorso – ci racconta – ho presentato all'Inps la domanda per ottenere un piccolo aiuto economico attraverso una  "carta mensile". E visto che io sono sola ed ho un reddito minimo di appena 187 euro e pochi altri centesimi, ero davvero fiduciosa nell'accoglimento della mia richiesta. Quindi, questa mattina ho portato il mio modello Isee 2018 per perfezionare la pratica con l'Inps ed avere questa "carta mensile". Invece, con mia enorme sorpresa, mi sono sentita dire che la mia domanda "non è stata presa in considerazione". Capito? Non l'hanno manco presa in considerazione. Perché? Mi sono chiesta. Già, perché? Forse – ho provato a rispondermi – perché ho una misera casetta che mi è stata donata tanto tempo fa e che ha una rendita catastale inferiore ai 5.000 euro?. Forse è per questo, ho pensato sempre più incredula. Ma io non lavoro, ho solo quei miseri 187 euro, non ho neanche l'assegno di mantenimento del mio ex marito, con cui sono in causa per questo da 9 anni, e che comunque sarebbe di appena 200 euro.

"I Centri sociali mi liquidano con un... le faremo sapere"
"Dal 2010 busso alla porta dei Centri sociali, degli assessorati e delle istituzioni per avere un aiuto lavorativo. Ma tutti mi liquidano dicendo "mi spiace signora, purtroppo l'età è un fattore importante, ma le faremo sapere".

"Sopravvivo solo grazie a mia madre"
Per tutti questi motivi io sono costretta a farmi aiutare da mia madre, una povera pensionata che percepisce poco più di 500 euro al mese. Non possiedo una macchina e non ho altre entrate se non qualcosa che ogni tanto guadagno qua e là (in nero, tanto funziona così in Italia).
Insomma – prosegue nel suo sfogo-denuncia Katia Carfagna – vivo ben al di sotto della soglia di povertà. E l'inps che fa? Non mi accetta la domanda per avere qualche spiccio in più. Eppure, conosco tante signore straniere sposate con uomini italiani, e poi regolarmente separate, che prendono soldi da tutte le parti, anche l'assegno di mantenimento, e a loro la domanda per la "carta mensile" è stata accettata. Ma come, mi chiedo e penso, io sono italiana e non vengo presa in considerazione mentre gente straniera sì? All'Inps non interessa nulla se per sopravvivere devo appoggiarmi ad una madre pensionata, che deve pagarmi anche le utenze, tanto – ironizza - ci sono i nostri ospiti stranieri a cui dare importanza e soldi. Lo Stato italiano ormai è arrivato a questo punto. E allora io dico: mi vergogno di essere italiana, non mi sento rispettata, non mi sento aiutata da nessuno. La mia colpa? Essere una ciociara doc, essere italiana".