Furto nella chiesa di San Giovanni. Rubato il microfono dell'ambone e danneggiato l'impianto elettrico. Venerdì mattina un episodio inqualificabile ha dimostrato ancora una volta che si sta cadendo nel baratro. Al di là del danno economico, non rilevantissimo, resta la tristezza per la constatazione che la delinquenza non rispetta più neppure i luoghi sacri per eccellenza come le chiesa. Insomma i valori non esistono più e tutto viene calpestato. Qualcuno è entrato all'interno della chiesa di San Giovanni, s'è avvicinato all'altare e ha avuto facile accesso all'impianto microfonico a servizio dell'ambone. Dopo aver tagliato i cavi che lo collegavano, s'è impossessato del microfono portandolo via. La chiesa di San Giovanni, situata nella centralissima piazza Dante, fu edificata sui resti di un antico edificio romano, le cui "sostruzioni" sono visibili da via Bagno. Essa fu poi ricostruita, in stile barocco, nel settecento: all'interno, tra le altre opere, c'è una tela raffigurante San Francesco Caracciolo attribuita al pittore Giovanni Battista Gaulli detto il Baciccia. Ammirato anche l'ambone, posto al lato sinistro dell'altare guardando dai banchi dei fedeli. L'ambone è definito "il luogo da cui nelle chiese, durante le celebrazioni liturgiche, si proclama la Parola di Dio. È situato al bordo del presbiterio, ed è il corrispettivo del pulpito, presente nelle chiese costruite prima del Concilio Vaticano II. L'ambone è l'erede della "tribuna di legno... costruita per l'occorrenza" (cfr. Nee 8,4-5) sulla quale lo scriba Esdra lesse al popolo d'Israele il libro della legge". Per le norme ecclesiastiche "l'ambone deve essere fisso e non mobile. Deve essere poi disposto in modo tale che i ministri possano essere comodamente visti e ascoltati dai fedeli. Dall'ambone si proclamano le letture, il salmo responsoriale e il preconio pasquale. Vi si può tenere la preghiera universale (o preghiera dei fedeli). Non conviene però che all'ambone salga il commentatore, il cantore o l'animatore del coro. L'omelia è tenuta dall'ambone oppure dalla sede del celebrante". Una vera profanazione, dunque, un atto vergognoso che ha lasciato il parroco della chiesa di San Giovanni ed i fedeli sconcertati e addolorati. A questo punto occorrerebbe maggiore sicurezza anche nei luoghi sacri.