Trent'anni di carcere a Giuseppe di Bello. La sentenza per il duplice delitto Mattei ha lasciato l'amaro in bocca a tutti: ai familiari delle vittime, che non hanno trattenuto la rabbia e la delusione. Alle difese dell'imputato e allo stesso, che speravano in una condanna forse più leggera alla luce anche della recente perizia effettuata a seguito di un nuovo sopralluogo nella cava di Coreno Ausonio.
La sentenza è arrivata dopo quasi due ore di discussione e dopo una quarantina di minuti di camera di consiglio. Come per la scorsa udienza, anche oggi c'erano un centinaio di persone in aula per attendere la sentenza del caso nato dal duplice omicidio Mattei. Ad ascoltare e capire, pronti a guardare con i loro occhi i giudici della Corte d'Assise d'Appello e il professor Romolo, perito nominato dai giudici capitolini, che il 10 gennaio scorso effettuò un vasto sopralluogo nella cava. Accanto ai familiari dei due imprenditori di Castelforte, Pino e Amilcare - uccisi tra il 6 e il 7 novembre del 2014 per difendere la loro cava di Coreno - parenti, amici, lavoratori e concittadini. In aula, come sempre, anche l'imputato Giuseppe Di Bello, 37 anni di Coreno, e le difese: Ranaldi per le parti civili e Di Mascio e Colacicco per l'imputato. Annunciato, attesi i termini per le motivazioni, il ricorso per Cassazione.