Nei giorni scorsi una cooperativa specializzata nell'accoglienza degli extracomunitari ha contattato telefonicamente strutture alberghiere di Fiuggi sondando la loro disponibilità all'accoglienza di eventuali nuovi flussi migratori in arrivo.
A sentire gli albergatori, gran parte di loro, piuttosto infastiditi, hanno rispedito la proposta al mittente. Qualcuno, però, pare abbia fornito la propria disponibilità. Del resto la crisi a questo porta: quando si è costretti a scegliere tra il fallimento dell'azienda e questo tipo di soluzione, allora tutto diventa possibile.
Intanto, sulla scorta del protocollo sottoscritto da Anci e Viminale, ogni città potrebbe accogliere un massimo di 2,5 migranti ogni mille abitanti. Quindi Fiuggi ne potrebbe ospitare un massimo di 25. Ma da circa un anno ne sta accogliendo oltre 200. Gli Altipiani di Arcinazzo, circa 300 residenti, ne potrebbe accogliere uno. E infatti anche lì sono circa 150.
Ora, sgombrando il campo da ogni forma di strumentalizzazione, in molti continuano a chiedersi come tutto questo possa conciliarsi con il turismo. Perché se si tolgono le entrate derivanti dal turismo a Fiuggi e agli Altipiani di Arcinazzo, resta da spiegare su cos'altro possa reggersi l'economia del territorio. Perché il turista non bada al dovere di accoglienza dei migranti quando è chiamato a scegliere la destinazione dove trascorrere le vacanze.
Questo può piacere o meno, ma è così. Come dimostrano anche i dati di rilevamento Istat. I territori a forte concentrazione di extracomunitari registrano flessioni nelle presenze turistiche, c'è poco da fare. Se si aggiunge poi la crisi che ormai da anni e per altre ragioni ha travolto il polo termale dell'alta Ciociaria, il quadro è completo. E piuttosto desolante.
Il futuro sarà segnato da sudore, lacrime, agenzia delle entrate e sequestri giudiziari. Con la politica locale ormai esiliata.