Il tribunale di Frosinone ha condannato Adriano Piacentini a sette mesi (pena sospesa) e a un risarcimento danni di 50.000 euro. Il giudice monocratico, chiamato a decidere su un'imputazione di appropriazione indebita, formulata nei confronti del presidente del consiglio comunale di Frosinone nonché commissario coordinatore provinciale di Forza Italia, ha considerato prescritti i reati contestati nel 2009, mentre ha formulato la condanna per l'anno 2010 «nei limiti del profitto determinato in euro 39.045». Nei confronti del consigliere si era costituito parte civile il Credito Valtellinese. Cui è destinato il risarcimento danni. La questione riguarda, infatti, il politico nelle sue vesti di funzionario di banca. Tutto ruota su una polizza, da 150.000 euro, per la copertura di tutti i rischi della banca (da quelli dei dipendenti ai clienti, passando per le azioni criminali, come le rapine e gli assalti ai bancomat). Nel periodo 2008-09 a seguito di un incremento di assalti ai bancomat era stato deciso di alzare il premio in modo da abbattere la franchigia. E proprio su questa differenza di prezzo si è mosso il processo, originato dalle contestazioni mosse dal Creval. «Nell'esercizio del mio ruolo - ha commentato Piacentini - ho sempre eseguito le disposizioni di cui alla convenzione, polizza globale rischi terzi-banca, sottoscritta nel marzo del 2010 dall'ex Banca della Ciociaria. Tra l'altro è un reato presuntivamente commesso e completamente insussistente e prescritto in data 5 gennaio 2018. Ancora prima delle relative motivazioni. Sto seriamente pensando di rinunciare alla prescrizione in appello per dimostrare ulteriormente le mie ragioni. Del resto parliamo del marzo 2010 e sembrava che il sottoscritto dovesse rispondere per centinaia e centinaia di milioni di euro! Nell'esercizio delle mie funzioni ho sempre agito nel rispetto delle norme e negli interessi superiori dell'ex Banca della Ciociaria».