Un presidio con striscioni, tute e forse anche mascherine davanti al palazzo di giustizia. E una mostra fotografica, con il report dei disastri ambientali da tempo segnalati dagli attivisti, per sensibilizzare la popolazione e chiedere aiuto alla magistratura.
La manifestazione indetta dal Coordinamento Ambiente Cassinate (in cui confluiscono quasi tutte le anime ambientaliste presenti sul territorio) avrà luogo sabato prossimo alle 16 in piazza Labriola, a Cassino. E di certo la scelta del luogo non è casuale: in quella piazza - nel cuore della città, fulcro degli interessi e della movida, proprio nel salotto buono di Cassino - si erge il palazzo di Giustizia dove una decina di giorni fa gli ambientalisti hanno depositato un nuovo dossier, corredato da ampia documentazione fotografica. È una richiesta d'aiuto che gli ambientalisti sperano non resti inascoltata. Al resto ci pensa la documentazione allegata, davanti alla quale nessun uomo che può dirsi di giustizia potrebbe avere il coraggio di chiudere gli occhi.

Il dossier

Il dossier, l'ultimo in ordine di tempo, è un viaggio nei veleni del territorio. Dal sito industriale dismesso in via Spineto, al cui interno sembrerebbero esserci ancora rifiuti pericolosi - ma aperto al pascolo degli animali - alla ex Marini che insiste a pochi metri dalle abitazioni; dagli scarichi abusivi di via Cerro - con i tanti episodi di scarico di reflui industriali negli affluenti del Rapido, ai Panaccioni; all'ex fabbrica in via Tartari, dove sono tutt'ora visibili rifiuti pericolosi. E ancora i siti di Nocione e delle acque rosse tra Cassino e Sant'Elia. Siti su cui restano aperte corpose inchieste da parte della procura. Le foto, più delle parole, raccontano di un ambiente compromesso: scarichi di sostanze pericolose nei laghetti (come i fusti tossici a Sant'Elia) e materiale di difficile definizione sotto i campi. Ma la difficoltà maggiore resta quella di individuare i responsabili così come di poter procedere alla bonifica delle bombe ambientali già disinnescate.
Sabato, durante il presidio - sono previsti interventi di ambientalisti che da anni si battono per trovare una soluzione: «Ci sono troppi decessi per neoplasie in questa zona. Ci sono troppi veleni sepolti nelle nostre campagne. Vogliamo che la magistratura ci dia una mano: non lasciateci soli. Abbiamo fede nella giustizia: l'unica che ci può salvare».