Aveva ceduto la figlia minorenne a un barista, acconsentendo a far uscire la poco più che bambina con un uomo di 22 anni più grande di lei in cambio di birre e soldi per giocare alle macchinette. Accuse, queste, riconosciute anche dalla Cassazione che ha confermato la pena a 5 anni di carcere per il barista di Sant'Elia e a 6 anni e un mese per il papà di Cassino. Sono finiti entrambi in carcere per violenza sessuale su minore dopo tredici anni dai fatti contestati: era il 2005 quando la piccola (minore di 16 anni) sarebbe stata violentata dal barista in cambio di bevande alcoliche offerte al padre. Il barista si è costituito spontaneamente, accompagnato dai suoi legali, gli avvocati Antonio Fraioli e Raffaele Papa. Il papà, rappresentato dall'avvocato Daniele Bartolomucci, è stato raggiunto dagli uomini del capitano Mastromanno: entrambi sono stati accompagnati in carcere per espiare la pena divenuta definitiva. In primo grado, nel 2011, il tribunale di Cassino aveva condannato il padre a 6 anni e 2 mesi di reclusione, il barista a 5 anni. In appello, nel 2016, solo per il papà (risultando prescritta la contestazione di violenza privata) venne ridotta la pena di un mese; confermata quella per il barista. Poi, venerdì, la discussione in Cassazione e la decisione giunta ieri mattina che ha portato i militari ad eseguire l'ordine di esecuzione espiazione di pena detentiva - emesso dall'ufficio esecuzioni penali della procura presso la Corte d'Appello di Roma - nei confronti di P.V., 63 anni, padre della vittima e di L.M.B., 46 anni. Nei confronti di entrambi sono state anche disposti le pene accessorie: interdizione dai pubblici uffici, perpetua interdizione da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, curatela e all'amministrazione di sostegno. Tremende le accuse che hanno portato ieri alla chiusura, almeno da un punto di vista giuridico, di una vicenda che già nel 2011 fece scalpore. A portare il padre e il barista in carcere, le denunciate violenze di quest'ultimo nei confronti della poco più che bambina con il consenso del papà. Anzi, come poi accertato dai militari della Compagnia di Cassino, sarebbe stato proprio il padre - in cambio di bevande alcoliche e soldi per giocare alle slot - a consentire al barista di uscire con la sua bambina. Gli inquirenti descrissero un contesto familiare complesso, tanto che dopo l'intervento degli assistenti sociali i figli furono allontanati e trasferiti in strutture protette.Fu la bambina vittima di abusi, ma ben due anni dopo i fatti contestati, a raccontare tutto a una sua compagna di scuola. La piccola riferì all'amica del cuore di due episodi di violenza: il primo nell'auto del barista, il secondo in casa. Episodio che durante l'incidente probatorio ritrattò. Il primo, comunque, non venne mai smentito dalla parte offesa. E partirono le indagini: secondo quanto contenuto nella denuncia, il barista avrebbe ottenuto il consenso di uscire con la piccola proprio dal padre in cambio di bevande alcoliche gratis. Poi, una sera, l'uomo avrebbe condotto la bambina in un posto isolato, consumando la violenza in auto. Solo due anni dopo, quando la presunta vittima riuscì a raccontare tutto alla sua amica, quest'ultima lo riferì a un'ins egnate che presentò denuncia ai carabinieri. Il processo che ne fece seguito non fu semplice: vennero ascoltati insegnati, familiari, medici. Gli avvocati Fraioli, Papa e Bartlomucci portarono in aula testimonianze a difesa degli imputati. Ma la decisione del tribunale di Cassino fu inequivocabile. Quello d'Appello confermò le pene. Quindi, dopo la pronuncia venerdì della Cassazione, l'esecuzione da parte dei carabinieri e il trasferimento di entrambi - padre e barista - in carcere.