«Sono entrati da lì, hanno sfondato tutto». Padre Mario indica la finestra del seminterrato attraverso la quale mercoledì sera due malviventi si sono introdotti nella chiesa di San Marco. Il sacerdote ottantenne si trovava da solo. Preso alle spalle è stato legato con corde e nastro adesivo. Immobilizzato e gettato prima a terra e poi su un divano. Momenti interminabili di terrore che lo stesso prelato racconta con grande lucidità. E proprio padre Mario mostra i segni di questa tremenda rapina. I polsi escoriati e con i lividi ben visibili. Il sangue sul suo viso e gli occhi che raccontano il terrore per quanto vissuto. Ma lui è forte, una roccia, e nonostante la brutta avvenuta resta lì nella sua chiesa.
Padre, cosa è successo mercoledì sera?
«Due persone sono entrate sfondando la finestra del seminterrato. Mi hanno assalito, buttato a terra e messo le ginocchia sullo stomaco. Mi hanno immobilizzato bloccandomi con corde e nastro prendendomi, poi, di peso e buttandomi su un sofà. In quel momento mi hanno detto di stare fermo e non parlare. Con il nastro, però, hanno bloccato naso e bocca. Quando si sono accorti che non respiravo e stavo perdendo conoscenza, allora mi hanno abbassato il nastro lasciandomi libero di respirare. Solo in quel momento, essendosi accorti che respiravo rantolando mi hanno lasciato stare».
Conosceva queste persone?
«Non so chi fossero, mi hanno preso alle spalle. Probabilmente saranno gli stessi che sono già venuti lo scorso due novembre».
C'è stato un altro furto?
«Sì. Sono già venuti a rubare, ora sono tornati per completare l'opera. Si vede che saranno le stesse persone che hanno voluto finire il lavoro».
Cosa hanno rubato questa volta?
«Soldi e tutto quello che hanno potuto».
Come si è liberato?
«Sono stati loro a liberarmi. Prima di andare via mi hanno slegato. Però non mi sono mosso subito perché non ero sicuro che fossero andati via. Vede durante tutto il tempo hanno fatto avanti e indietro con le torce per controllarmi ed essere sicuri che io non mi muovessi. Io non mi sono mai mosso. Dopo ciò che era accaduto a don Luigi non ho reagito e sono stato fermo».
Ha avuto paura in quei momenti?
«No. Ho solo cercato di essere presente a me stesso, di non aggravare la situazione e di non provocare. Sono stato zitto finché sono stato sicuro che fossero andati via. Credo che siano scappati proprio quando hanno compreso che io non reagivo e che quindi non rappresentavo un pericolo. Poi ho aspettato un po', le luci del corridoio erano tutte accese e nessun movimento. A quel punto mi sono alzato e ho visto tutto messo a soqquadro».
Dopo quanto è accaduto ha paura a rimanere qui oggi?
«No, assolutamente. Tanto do per scontato che torneranno fra tre mesi».
Perché ne è così sicuro?
«Perché sono già venuti. Era il due novembre e sono tornati ieri a san Valentino. Sono convinto che torneranno».
Il racconto di padre Mario finisce qui, ci saluta davanti al portone d'ingresso della chiesa.
I suoi occhi, però, raccontano ancora tante storie. Quelle di un uomo che ha vissuto una tragica esperienza che sta cercando di metabolizzare, ma soprattutto la tristezza per un atto che ha violato luoghi sacri come quelli della chiesa dove i bisognosi cercano aiuto e conforto.
Ma padre Mario, dall'alto dei suoi 88 anni, mostra ancora fiducia e voglia di fare. E nonostante le cicatrici, sul corpo e nell'anima, ci saluta con un sorriso. Il sorriso di chi crede fermamente nel prossimo.