La tanto attesa svolta ancora non c'è stata. Il bimbo escluso dalla mensa della materna continua a non mangiare a scuola. Ieri al ritorno sui banchi, nonostante il polverone mediatico e la solidarietà nata intorno al caso, al momento di pranzare la madre si è ripresa il piccolo di quattro anni. Anche all'esito della commissione alla Pubblica istruzione, riunitasi ieri, è tutto in stand by. Nessuno si schioda dalle proprie posizioni. Al punto che l'avvocato della famiglia, Fiorella Testani, ha sbottato: «Sono come don Abbondio».
Oggi è in programma l'incontro forse risolutivo. In Comune si vedranno il legale con l'assessore alla Pubblica istruzione Valentina Sementilli, il dirigente al Welfare Antonio Loreto, il funzionario alla pubblica istruzione Valeria Saiardi e il presidente della commissione consiliare Sara Bruni.
Nonostante la famiglia del bimbo, originaria del Nord Africa, sia indigente, per essere riammessa a mensa deve pagare 900 euro, debiti maturati, secondo la società che gestisce il servizio, tra il passato e l'attuale anno scolastico. Il tutto perchè, nel primo anno, la famiglia non ha presentato l'Isee per cui le è stata applicata la tariffa di 4,95 euro, la massima prevista, al posto della minima. In base a quanto emerso in commissione, convocata ieri pomeriggio su richiesta del consigliere Angelo Pizzutelli, la situazione per gli uffici comunali è regolare. La famiglia, non essendo stata segnalata dai servizi sociali, non può benefeciare della mensa a totale carico del Comune, ma dovrebbe pagare poco più di un euro a pasto. Con il resto della somma che è a carico dell'ente. La famiglia, peraltro, si era resa disponibile a pagare trenta euro al mese. Tuttavia, si sta lavorando per ricalcolare il debito e fare in modo che venga applicata la tariffa minima anche per il vecchio anno. «Il Comune non ha responsabilità - spiega il presidente della commissione Sara Bruni - si è comportato in base a quanto comunicato dalla famiglia».