Omicidio Capirchio: dal Ris una prova schiacciante di colpevolezza. Sui guanti ritrovati lungo il sentiero del Monte Calvo, il Dna del presunto assassino e le tracce ematiche di Armando. Era il 12 dicembre scorso, quando Michele Cialei veniva messo all'interno della volante dei carabinieri all'uscita del comando provinciale di Frosinone, per essere trasferito definitivamente in carcere. Quasi due mesi di silenzi in cui l'accusato, Michele Cialei, pastore di 51 anni di Vallecorsa, ha costruito attorno a sé un muro invalicabile che ancora separa gli inquirenti dalla scoperta del luogo dove è stato fatto sparire il corpo di Armando Capirchio, il cinquantanovenne compaesano di Cialei, scomparso il 23 ottobre 2017.
Indagato con lui, il figlio Terenzio, 19 anni L'11 gennaio in Procura sono stati depositati i risultati del Ris sui guanti di colore giallo e sulle pietre sporche di sangue ritrovate dagli inquirenti durante gli ultimi giorni di ricerca di quello che sembrava essere solo un uomo scomparso. La prova è schiacciante, perché sugli stessi guanti le analisi hanno riscontrato la compresenza di tracce sia dell'uno sia dell'altro vallecorsano. Nel tessuto interno sudorazione e altre tracce del Dna di Michele Cialei, all'esterno dei guanti, tracce ematiche riconducibili come si evince dai risultati delle analisi, alla vittima.
Questa per gli inquirenti è la prova del nove, il pezzo mancante che completa il puzzle e che va a sommarsi al sangue di Capirchio ritrovato all'interno del bagagliaio dell'auto di Cialei. Una colpevolezza, quella del pastore di 51 anni, che ora appare sempre più fondata,a fronte di una presunta innocenza (quella professata dall'accusato, difeso dal legale Giampiero Vel lucci.
Per la famiglia Capirchio l'avvocato è Filippo Misserville) che ora crolla inesorabilmente come un castello di carte.
La vicenda, nonostante gli ultimi sviluppi che sembrano inchiodare Cialei e che pregiudicano pesantemente la sua posizione, si mostra ancora complessa. Manca la prova regina, il corpo senza vita di Capirchio. Un cadavere che gli inquirenti cercano da ormai oltre tre mesi, lo stesso lasso di tempo in cui i figli e la famiglia del defunto sono piombati in un'attesa infernale, che sembra non avere fine. Si aspettano, intanto, anche i risultati sugli indumenti sequestrati a Michele Cialei, ma ci vorrà ancora tempo. Da quello che è trapelato il corpo non dovrebbe trovarsi entro i confini di Vallecorsa, ma altrove. Oltre novanta i giorni passati a cercare un cadavere che non conosce pace, e che nessuno sa dove si trovi.
Nessuno, tranne l'assassino.