Prestazioni mediche aggiuntive, la sentenza d'appello della Corte dei Conti accoglie in parte il ricorso dell'allora direttore sanitario e dimezza la condanna. Sotto la lente le «automatiche e permanenti proroghe nell'acquisto delle prestazioni aggiuntive tra il 2008 e il 2009» che secondo le accuse sarebbero state «imputabili ai vertici aziendali». Secondo la sentenza di primo grado «presso l'unità operativa complessa di anestesia, rianimazione e terapia antalgica del Polo D dell'Azienda Usl di Frosinone-Distretto di Cassino, per sopperire alle assenze del personale medico, si faceva ricorso ordinariamente all'acquisto massiccio di "prestazioni aggiuntive" (rese dallo stesso personale medico dipendente in servizio) anziché procedere all'assunzione di personale a tempo determinato, contribuendo così a cagionare all'Asl un danno pari al risparmio che avrebbe generato l'assunzione di personale a tempo determinato, secondo quanto indicato dai vertici della Asl di Frosinone nel 2007». La difesa dei vertici aziendali in primo grado si basava sostanzialmente sull'assunto che concedere le prestazioni aggiuntive ai medici che già facevano parte dell'organico dell'Asl non avrebbe comportato l'aggravio di spese contestato invece dalla Procura generale della Corte dei Conti. La III Sezione della Corte dei Conti ha accolto solo in parte il ricorso presentato dall'allora direttore sanitario, dimezzando di fatto le somme a lui contestate : «il Collegio ritiene di applicare si legge nella sentenza una percentuale di riduzione di poco superiore al 50% del danno di cui alla condanna in prime cure, rideterminandolo definitivamente in 35.000 euro»