Era latitante dal 2011. Mercoledì mattina gli uomini della "Catturandi" del Nucleo Investigativo di Napoli hanno scritto la parola fine alla libertà del super boss di Marano. Ma come ha vissuto Zio Totonno in questi ultimi setti anni nessuno lo sa, solo i suoi fedelissimi. Sicuramente spetterà gli inquirenti riuscire a ricostruire chi ha permesso al latitante di vivere nell'ombra mantenendo comunque il controllo dei "suoi" territori a distanza. Il casolare nel quale è stato trovato Antonio Polverino appartiene a qualcuno, saranno le indagini a verificare se ci sia un contratto d'affitto o una cessione dell'immobile. Stesso discorso vale per le utenze. Una vita all'apparenza piuttosto normale che però è stata condotta nell'ombra, immerso in un terreno disperso nelle campagne di Cassino verso la Valle dei Santi, un territorio rinomato per ospitare lo snodo dei commerci illegali tra Campania e Lazio, tra le zone interne e la costa. Il nome di Polverino appariva nella lista dei 100 latitanti più ricercati. In paese nessuno sembra essersi accorto di niente, nessun volto nuovo o persone sospette nei bar o nei supermercati. La vita a Sant'Angelo ha continuato negli anni a scorrere normalmente. Non è da escludere l'ipotesi che la gestione del casolare con le necessità quotidiane del boss venissero gestite da terze persone che potrebbero essere venute tutti i giorni anche dalla Campania. Quando è stato trovato l'uomo era da solo nella casa, e quasi certamente i carabinieri partenopei sapevano chi avrebbero trovato all'interno dell'abitazione.
Nessuna resistenza o scena drammatica, Antonio, settantatreenne, ha consegnato i documenti ai militari e se ne è andato con loro lasciando il casolare nelle mani dei santi e della madonnine sparse nelle stanze. In questi sei anni, dalla data cioè dell'ordinanza emessa dal Tribunale di Napoli per associazione di tipo mafioso, il boss è rimasto sempre attivo si legge nel provvedimento: "anche se "alla macchia" da sei anni e lontano da Marano di Napoli, la roccaforte del clan, gli chiedevano il placet per tutte le decisioni importanti". Zio Totonno sposato e padre di quattro figli, era stato condannato a venti anni di carcere per associazione mafiosa e droga. Quello dei Polverino, clan di spicco di Marano e quindi dell'area a Nord di Napoli, è una gestione "familiare", il figlio di Antonio, Salvatore, si trova in carcere nell'ambito dell'inchiesta sull'area Pip di Marano e il nipote è Giuseppe detto 'o Barone.
Restano gli interrogativi su chi possa aver offerto aiuto al boss durante gli anni di latitanza, da quanto tempo l'uomo viveva nel casolare di Sant'Angelo chi lo ha "sostenuto"nelle comunicazioni con il suo territorio. Saranno le indagini a offrire le risposte.