I botti segnavano l'arrivo dello stupefacente. Alla finestrella del Casermone era consuetudine accogliere così la droga, tanto che carabinieri e polizia quando hanno disarticolato, nel dicembre 2016, l'associazione che gestiva il traffico, chiamarono l'operazione Fireworks, fuochi d'artificio in inglese. E ieri è stato il tempo della procura di "sparare" i fuochi d'artificio.
Il pubblico ministero Adolfo Coletta ha formulato al gup del tribunale di Roma Giovanni Giorgianni delle pesanti richieste, sulla stregua anche delle condanne, già inflitte in primo grado, e per le quali è già tempo di processo d'appello, per l'operazione gemella, quella sugli Intoccabili. Dunque le pene più alte sono state richieste per Mirko e Gerardi Valenti, figlio e padre. Il primo è ritenuto colui che ha promosso, costituito e finanziato l'associazione. Per l'accusa avrebbe coordinato «stabilmente le attività, curando i rapporti con i fornitori delle sostanze stupefacenti e fornendo agli associati le direttive in ordine agli approvvigionamenti, al trasporto, al deposito e alla custodia, ai prezzi da praticare, alle concrete modalità di spaccio e di gestione degli introiti, gestendo il reinvestimento, anche all'estero». Il principale collaboratore è considerato il padre, Gerardo Valenti, che avrebbe condiviso «le scelte strategiche da adottare, curando ogni aspetto della piazza di spaccio».
Quindici anni è la richiesta per uno dei principali collaboratori dei primi, Gianpaolo Scuderi. Per l'accusa avrebbe curato «la struttura organizzativa della quotidiana attività di spaccio». Un po' più basse le pene richieste per Omar Iaboni, 8 anni e 4 mesi; quindi per Giuseppe Liburdi, Marco Magliocchetti e Giuseppe Fiorillo otto anni per ciascuno. Per loro l'accusa è aver svolto il ruolo di capiturno delle vedette (addette a segnalare l'arrivo delle forze dell'ordine), di tenuta della contabilità giornaliera e di addetti alla cessione dello stupefacente alla finestrella, poi spostata nello stabile.
C'è poi un altro gruppo di imputati, ritenuti stabilmente integrati nell'associazione. Per questi la procura ha chiesto sei anni e quattro mesi per Mirko Celani e sei anni per Antonio e Giovanni Scuderi, Alessandro Reffe, Juri Celani, Massimo Frattali, Vittorio Di Maulo e Gerardo Ruspantini. Sono difesi dagli avvocati Raffaele e Marco Maietta, Alessandro De Federicis, Tony Ceccarelli, Vittorio Vitali, Giampiero Vellucci, Riccardo Masecchia ed Eliana Scognamiglio. L'udienza, infatti, è stata aggiornata per le discussioni delle difese.
Nelle precedenti udienze, invece, erano state trattate le posizioni degli altri trentotto imputati che hanno optato per il rito ordinario. Nei loro confronti la procura ha chiesto il rinvio a giudizio. Si tratta per la gran parte dei casi di vedette o figure di secondo piano, fatta eccezione per il leader degli Intoccabili Diego Cupido, che se per la prima operazione ha scelto l'abbreviato, in questo caso ha effettuato una diversa scelta. C'è, infine, un ulteriore capitolo che riguarda il reimpiego dei proventi della droga in un ristorante a Torre del Mar in Spagna. Il reato contestato è di riciclaggio.