Dieci giorni o poco più. Il 31 gennaio scadono i contratti dei 300 interinali e l'azienda non ha ancora comunicato quali sono le reale intenzioni. Il fatto che a una settimana dalla fine del rapporto contrattuale non sia ancora stata confermata la stabilizzazione o quantomeno una ulteriore proroga fa temere il peggio.
Per questo i sindacati chiedono con forza un incontro all'azienda ma ad oggi ancora non c'è stata alcuna comunicazione: un vertice, con buona probabilità, dovrebbe tenersi la prossima settimana. E in quell'occasione si dovrebbe conoscere anche il destino dei 300 giovani interinali. Preoccupata si dice la Fiom-Cgil che teme addirittura il ritorno della cassa integrazione: «A Cassino - ha spiegato il coordinatore nazionale Michele De Palma - si concretizza il rischio che i 500 lavoratori, a cui non è stato rinnovato il contratto, a novembre non rientrino, e senza un aumento dei volumi, sono addirittura a rischio cassa ordinaria, come del resto anche i lavoratori di Modena. Mentre a Melfi la riduzioni dei volumi negli ultimi mesi ha già determinato l'utilizzo di cassa ordinaria. Le parole dell'amministratore delegato confermano che gli stabilimenti italiani non sono al centro dell'attenzione a Detroit».
Ed è scontro aperto con la Fim-Cisl che invece ha commentato positivamente l'annuncio fatto da Marchionne a Detroit: «In Italia l'occupazione è già oltre 62.200 lavoratori con un incremento di 900 unità negli ultimi quattro anni. Il nostro obiettivo è la piena occupazione, azzerando l'uso degli ammortizzatori: siamo molto vicini. Siamo passati da avere in cassa integrazione il 27% della forza lavoro (bruciando 32 milioni di ore) a avere circa il 5% dei lavoratori in contratto di solidarietà». Lo ha dichiarato, attraverso una nota, il segretario nazionale Fim-Cisl, Ferdinando Uliano. Che quindi ha aggiunto: «Soprattutto noi che abbiamo fatto gli accordi sindacali e salvato dalla chiusura gli stabilimenti evitando oltre 25.000 licenziamenti in Fca, siamo titolati piùdi altri a rivendicare la piena occupazione». Ma la Fiom replica: «Dal 2011 la Fim sostiene che grazie agli accordi tutti sarebbero tornati al lavoro e ci sarebbero stati diritti e salario migliori: alla luce dei fatti ci vorrebbe un po' di umiltà e al posto di attaccare la Fiom dovreste rispondere alla richiesta di riprendere iniziative unitarie per i lavoratori, perché continuare a dividere è solo un vantaggio per chi impera».
Anche in un momento così difficile, dunque, i sindacati continuano a dividersi. Non certo una buona notizia per i lavoratori. Che ora temono la batosta anche se la speranza, com'è noto, è l'ultima a morire.