Il prosciutto ciociario ha un appeal maggiore. E fuori provincia si vende bene. Tanto bene che, in qualche caso, viene spacciata per ciociara merce realizzata altrove. Partendo da questo presupposto i carabinieri del Nas di Latina hanno sequestrato quattrocento prosciutti rietichettati e denunciato un commerciante di Frosinone. Il sospetto dei militari guidati dal capitano Egidio Felice è che la merce veniva venduta al consumatore con indicazioni sulla provenienza falsificate. In pratica prosciutti italiani, acquistati altrove, erano venduti come prodotti in provincia di Frosinone. La frode in commercio, secondo l'impostazione del Nucleo antisofisticazione e sanità, è stata scoperta dopo un'ispezione. A un commerciante di prosciutti erano stati sequestrati quattrocento pezzi. Gli alimenti erano privi di etichettatura, il che ha insospettito l'Arma.
In due mesi i carabinieri hanno cercato di ricostruire l'origine del prodotto. E hanno scoperto il trucco. A Frosinone erano rietichettati Così venivano piazzati ai clienti come prosciutti ciociari. La vendita era diretta non solo a persone residenti nel Frusinate. Anzi, nella maggior parte dei casi, i clienti erano residenti nelle province di Roma e Latina. Secondo quanto accertato, i prosciutti ciociari erano particolarmente ricercati sul mercato. Un appeal superiore rispetto a prodotti concorrenti e anche a un prezzo maggiore. L'ignaro consumatore credeva allora di mangiare un prosciutto realizzato con carni di animali allevati in Ciociaria e invece si trovava degustare altri prodotti, magari buoni anch'essi, ma realizzati in altre parti d'Italia. Resta massima l'attenzione dei carabinieri sui prodotti alimentari e sulla corretta etichettatura a tutela dei consumatori. Ciò per evitare sia di danneggiare le produzione di determinate zone, magari particolarmente pregiate, che i consumatori i quali finiscono con il mangiare qualcosa di diverso rispetto a quello che hanno pagato.