E' una storia che accomuna sempre più italiani, divenuti "insospettabili" poveri, quella che ha come protagonista Carlo (è il nome di fantasia che utilizzeremo per tutelare la sua privacy). Carlo è un uomo distinto, sulla quarantina. Lo incontriamo per caso, in una piovosa mattina di gennaio, mentre rovista tra i cassonetti degli abiti usati in una zona periferica della città di Sora. Non ha l'aspetto di chi, in genere, è abituato a certi gesti. Anzi, Carlo quando ci vede arrivare si guarda intorno furtivamente, come se stesse compiendo chissà quale atto illecito. Mentre attraversiamo la strada verso di lui si blocca, lascia cadere qualcosa che aveva tra le mani e resta immobile a fissarci. Gli chiediamo se ha bisogno d'aiuto, vista la strana reazione. "Non stavo rubando" -risponde lui, quasi in  preda al panico- Lo tranquillizziamo spiegandogli che siamo soltanto dei giornalisti di passaggio. E' a quel punto che Carlo, un uomo alto, dalla possente corporatura e con le mani consunte da chissà quale fatica si lascia andare ad un pianto, che ci sembra evidentemente liberatorio. Raccoglie quello che poco prima aveva fatto cadere, due maglie da bambino, e si siede su una panchina poco distante dal cassonetto. Si asciuga il volto e ci guarda come se avesse tanta voglia di raccontare a qualcuno la sua storia. Lo lasciamo fare. Carlo, a quel punto, è un fiume in piena. ci racconta di avere una moglie e due figli, un maschietto più piccolo ed una bambina che ormai è quasi un'adolescente. Ha 45 anni e per quasi metà della sua vita ha lavorato in una fabbrica. Per oltre 20 anni si è svegliato alle prime luci dell'alba per raggiungere, da pendolare, una zona periferica della Capitale dove aveva sede lo stabilimento che gli dava lavoro. In quegli anni Carlo si sposa e mette su famiglia. Nascono i suoi due bambini, la sua "unica ragione di vita", come li definisce parlando di loro. La vita di Carlo scorre come quella di tanti padri lavoratori del nostro Paese fino a quando, qualche tempo fa, la crisi economica ha investito anche l'azienda per la quale lavorava. Qualche mese di cassa integrazione, poi arrivano i licenziamenti. Tra le centinaia di persone rimaste senza lavoro, da quel momento, c'è anche lui, Carlo. Ci racconta di essersi messo subito a cercare lavoro ma "a 45 anni nessuno ti vuole più" -ci dice- ed allora si è arrangiato facendo qualunque cosa sapesse fare pur di continuare a far vivere dignitosamente la sua famiglia. "Non sempre ci riesco ma ci provo"- prosegue- Carlo cresce i suoi figli, assieme alla moglie casalinga, con l'aiuto degli assegni familiari, che non bastano mai, della Caritas che gli permette di avere sempre qualcosa da mettere in tavola per la sua famiglia e con il sostegno di qualche amico e parente. E' "un eroe" qualunque dei nostri tempi Carlo. Una delle tante "vittime" di una crisi che sembra non aver risparmiato quasi nessuno, neppure quegli "insospettabili", che fino a qualche tempo fa facevano parte della cosiddetta classe media e che ora, invece, sono tra le fila dei nuovi poveri.
Dopo averci raccontato la sua storia Carlo si alza da quella panchina, ci ringrazia, come se gli avessimo fatto chissà quale dono, e ci dice che quelle due magliette di lana, ancora in buono stato sono per suo figlio "Così le può mettere per andare a scuola" - ci spiega prima di congedarci- . Poi ci stringe la mano e si allontana, forse verso casa o forse in cerca di una speranza per se stesso e per la sua famiglia.