Si fingevano avvocati o marescialli dei carabinieri. Si presentavano in casa di anziani per chiedere soldi o preziosi per "liberare" figli e nipoti con la scusa che erano rimasti coinvolti in un inesistente incidente stradale e trattenuti in qualche commissariato o caserma dei carabinieri. Arrestati due dei quattro sfuggiti alla cattura nel blitz di carabinieri e polizia di Frosinone effettuato lo scorso ottobre. Si tratta dei telefonisti del gruppo. Ricercati dagli uomini del Norm dell'Arma e dagli agenti della squadra mobile si sono costituiti nel carcere di Cassino. I colpi erano stati messi a segno praticamente in tutte le Regioni d'Italia tranne Campania e isole, e, a Frosinone, erano state registrate due truffe e altrettante tentate.
A Latina, invece, hanno cercato di raggirare tre donne e sono riusciti a portare a termine un colpo riuscendo a farsi consegnare dei gioielli. Gli arrestati sono tutti residenti nella provincia di Napoli.Il copione era collaudato.
Il gruppo si sistemava  in albergo per non più di cinque giorni, quindi adocchiava le prede nel raggio di cento chilometri. Effettuava sopralluoghi, studiava gli elenchi telefonici.
L'obiettivo: persone sole, anziane, meglio se con nomi desueti. I nomi, quali Leonilde o Romualdo, erano garanzia che si trattava di over 70. Quindi scattava la seconda fase, l'avvicinamento. Entravano in contatto con le vittime e raccontavano del falso incidente. Per essere più convincenti telefonavano a un complice che, a seconda dei casi, si spacciava per maresciallo dei carabinieri, avvocato e, perfino, il figlio o il nipote della malcapitata. Durante i colloqui, i malviventi erano abili nel carpire informazioni personali, primo tra tutti il nome del parente rimasto coinvolto nel sinistro fantasma. Chi aveva contanti in casa li consegnava ai truffatori, in mancanza era invitato ad andare in banca a prelevare. Mentre, in altri casi, le vittime consegnavano i preziosi che avevano in casa. Il denaro secondo quanto emerso dalle indagini doveva servire a risarcire il danno. I truffatori erano anche molto accorti. Usavano le schede telefoniche solo per le truffe, poi le eliminavano in modo da non lasciare tracce. Le indagini condotte a Frosinone sono partite nel 2015 su segnalazione di un cittadino. Sulle tracce della banda si sono posti i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia del capoluogo e i poliziotti della squadra mobile, diretti dal maggiore Matteo Branchinelli, dal luogotenente Angelo Pizzotti e dal vicequestore Carlo Bianchi. In sei mesi di indagini sono state contate 66 truffe tra consumate e tentate.Recuperata una parte del bottino per un valore di 100.000 euro