È la notte tra il 24 e il 25 marzo l'ultima notte di Emanuele. Quella sera entra nel locale Miro music club. Una volta portato fuori dalla sicurezza del circolo verrà aggredito e ferito mortalmente. Morirà la domenica pomeriggio, il 26.
Due giorni dopo una fiaccolata con duemila persone ricorda il giovane, mentre una folla immensa partecipa ai funerali che si terranno, sempre a Tecchiena, il 1 aprile. La famiglia chiede verità e giustizia. Più volte la madre di Emanuele, Lucia, e la sorella, Melissa, andranno in televisione, anche con l'avvocato Enrico Pavia, difensore della famiglia.
A Chi l'ha visto?, il 26 aprile, Melissa parla del movente dell'omicidio: «Sono certa che prima o poi il motivo salterà fuori. Non penso che se lo possano tenere dentro per molto tempo. Prima o poi qualcuno scoppierà. Io aspetto soltanto che scoppi». Altre partecipazioni televisive il 31 ottobre da Barbara D'Urso su Canale 5 e il 14 novembre ai Fatti vostri con Giancarlo Magalli su Rai 2.
L'11 ottobre viene reso noto dal Csm che nessuna censura può moversi al magistrato che decise la scarcerazione di Mario Castagnacci, il giorno prima dell'omicidio. Il pm, un magistrato onorario, non aveva chiesto nessuna misura restrittiva per l'arrestato. Per il Csm «il tragico epilogo della vicenda» è «determinato da circostanze del tutto estranee e comunque indipendenti dall'esito del procedimento penale in materia di stupefacenti che aveva coinvolto il giorno stesso l'indagato».
Il 17 agosto, intanto, da Alatri arriva la richiesta di intitolazione ad Emanuele Morganti del nuovo campo di calcio di Tecchiena. Richiesta riproposta di recente.
Nel frattempo le indagini vanno avanti e il 30 agosto arrivano i risultati dell'autopsia condotta sul corpo di Emanuele. Sempre sul fronte delle indagini il 21 novembre viene disposta dalla procura la chiusura delle indagini e, notizia di ieri, l'udienza preliminare è fissata al 16 febbraio.
Il 1° gennaio, infine, c'è la commemorazione del vescovo Lorenzo Loppa al presepe realizzato proprio davanti al locale dove Emanuele è stato aggredito.

Omicidio Morganti, fissata a febbraio l'udienza preliminare. Il gup del tribunale di Frosinone Antonello Bracaglia Morante, dopo aver ricevuto la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dei quattro arrestati per il delitto del ventenne di Tecchiena, ovvero Mario Castagnacci, 27 anni, Paolo Palmisani, 24, e Franco Castagnacci, 50, tutti di Alatri, e Michel Fortuna, 25, di Frosinone, ha stabilito per il 16 febbraio l'udienza. In quell'occasione, il gup dovrà valutare le richieste dei pubblici ministeri Giuseppe De Falco, Adolfo Coletta e Vittorio Misiti, che hanno coordinato le indagini svolte dai carabinieri, e decidere se disporre il rinvio a giudizio dei quattro. Data la complessità della vicenda potrebbero servire più udienze per arrivare a una decisione.

Le accuse

L'imputazione per tutti è di omicidio con l'aggravante dei futili motivi. I quattro sono attualmente in carcere per la morte di Emanuele, avvenuta a Roma il 26 marzo in conseguenza delle gravi ferite riportate nel violento pestaggio di cui è stato vittima nella notte tra il 24 e il 25 marzo. Inizialmente, infatti, erano stati indagati anche i quattro buttafuori del locale, la cui posizione è stata stralciata e, a questo punto, verrà valutata in un secondo tempo.
A Franco e Mario Castagnacci, padre e figlio, Palmisani e Fortuna, difesi dagli avvocati Marilena Colagiacomo, Angelo Bucci, Massimiliano Carbone, Giosuè Bruno Naso e Christian Alviani è contestato, in concorso, e con altri soggetti allo stato rimasti ignoti, «agendo, sotto l'effetto di sostanze alcoliche e stupefacenti, per futili motivi verosimilmente connessi ad un banale litigio inizialmente avvenuto all'interno del locale Miro music club sito in Alatri e poi sfociati in una sorta di esaltazione collettiva con intenti emulativi dei comportamenti altrui» l'aver posto in essere un'aggressione nei confronti di Emanuele Morganti «estrinsecatasi in almeno tre episodi in zone diverse della piazza antistante il locale, in un lasso temporale ristretto, con una escalation di violenza e ferocia, aggressione nel corso della quale, mentre agli amici di Morganti era impedito di prestare aiuto a questi, la vittima veniva inseguita mentre cercava di scappare e colpita con schiaffi e pugni alla testa e al corpo, che ne compromettevano, progressivamente e grandemente, la resistenza fisica e la capacità di reazione, e, da ultimo, con un pugno che attingeva la medesima parte offesa nella zona mediana della nuca, mandandola ad urtare con la zona fronto parietale contro il montante inferiore di una macchina parcheggiata nella piazza, cagionando lesioni personale gravissime dalle quali derivava la morte».
In pratica, a quanto ricostruito dai carabinieri sulla base delle centinaia di deposizioni acquisite, delle ricostruzioni effettuate direttamente in piazza alla presenza dei testimoni, dei risultati dell'esame autoptico sul corpo di Emanuele, sui rilievi dei carabinieri del Ris, effettuati anche sulla Skoda contro la quale il ragazzo ha sbattuto dopo aver ricevuto l'ultimo colpo, Emanuele è stato aggredito in almeno tre momenti diversi e da più persone. Il ragazzo, in compagnia della fidanzata di altre due coppie di amici, quel tragico venerdì si era presentato al Miro. Era entrato nel locale dal quale, dopo aver avuto un diverbio con un altro avventore, era stato allontanato a forza dai buttafuori. Un provvedimento giustificato per la sicurezza dello stesso - almeno questa era stata l'intenzione dei buttafuori dato che nel locale c'erano anche gli amici della persona con cui Emanuele aveva discusso. Tuttavia, una volta all'esterno, il ragazzo è aggredito selvaggiamente. Prova a scappare, ma viene inseguito e picchiato ancora. Chi cerca di frapporsi - sostiene l'accusa - viene allontanato o bloccato. Perfino quando Morganti è a terra, ormai privo di sensi, viene colpito ancora. Solo allora uno degli amici riesce a farsi spazio e ad allontanare gli aggressori che si dileguano a bordo di alcune auto.
Le condizioni di Emanuele appaiono subito compromesse. L'ambulanza lo porta a Frosinone, dove d'urgenza, viene trasferito all'Umberto I di Roma. Nel frattempo sul posto i carabinieri avviano le prime indagini per ricostruire l'aggressione. Nel pomeriggio di domenica la situazione precipita ed il giovane muore. Da quel momento si procede per omicidio.

Gli arresti

I primi sospetti si concentrano su Mario Castagnacci e Paolo Palmisani. I carabinieri li cercano, ma loro sono fuggiti a Roma, dove vengono arrestati in casa di una zia. Castagnacci e Palmisani finiscono a Regina Coeli, dove sono attualmente detenuti. Proprio in quei frangenti emerge un particolare: Mario Castagnacci il giorno prima dell'aggressione, ovvero il giovedì, era stato arrestato a Roma per droga. Tuttavia, dopo l'udienza di convalida era stato scarcerato senza obblighi. Perciò il giorno dopo era tornato ad Alatri e la sera aveva deciso di andare anche lui al Miro.
Con i primi due arresti, l'inchiesta è ben lungi dall'esser conclusa. Gli uomini dell'Arma cercano di ricostruire nel dettaglio quanto accaduto. Ascoltano i presenti, raccolgono elementi, alcuni contraddittori, altri confusi, altri ancora non corrispondenti alla realtà. I carabinieri risentono diverse persone, le convocano in piazza per stabilire chi era presente dove si trovava e cosa poteva vedere. Su tutti spiccano le deposizioni di un paio di persone. Saranno fondamentali nel proseguo dell'inchiesta come i risultati del Ris. Gli arrestati nel frattempo diventano tre. A Castagnacci e Palmisani si aggiunge il frusinate Michel Fortuna, indicato da alcuni testi. Viene bloccato in casa della madre in viale Parigi. A fine agosto, intanto, vengono resi noti i risultati dell'autopsia effettuata dal medico legale Saverio Potenza. Il dottore lascia aperte due possibilità: considera la lesione mortale pienamente compatibile con l'urto contro il montante dello sportello della Skoda, ma al tempo stesso, in via teorica, il colpo mortale potrebbe esser stato inferto con un manganello, che, però, non si trova.
Gli arresti salgono a quattro quando la procura ottiene un'ordinanza di custodia a carico di Franco Castagnacci. Gli viene contestata una partecipazione attiva all'aggressione e l'aver trattenuto uno degli amici di Emanuele che voleva correre in sua difesa.
A febbraio i quattro accusati dovranno decidere la strategia processuale. La scelta, allo stato, sembrerebbe fatta: Franco Castagnacci e Michel Fortuna con tutta probabilità opteranno per il rito ordinario e, dunque, in caso di rinvio a giudizio, per un processo davanti alla corte d'assise. I legali di Mario Castagnacci e Palmisani prendono tempo in attesa di valutare più compiutamente gli atti. L'impressione è che nessuno si fidi ad affrontare un processo con rito abbreviato, ovvero allo stato degli atti. «Con un capo di imputazione generico che non attribuisce condotte specifiche al 90% faremo l'ordinario - commenta l'avvocato Naso - Secondo la mia esperienza questo non è un processo da rito abbreviato».

di: Raffaele Calcabrina