Riconosciuto a funzionario del Comune di Cassino il risarcimento del danno alla professionalità e del danno biologico per effetto di illegittimo demansionamento subito nel corso degli anni dal 2007 al 2009. Lo ha stabilito la sezione lavoro del Tribunale di Cassino, con sentenza emessa il 20 dicembre dal giudice Annalisa Gualtieri a conclusione di una causa avviata dai legali della lavoratrice, gli avvocati Christian Cifalitti e Barbara Schiavi.
La lavoratrice ha sostenuto l'illegittimità delle disposizioni di servizio con le quali le sarebbe stato revocato l'incarico di responsabile delle politiche abitative con conseguente assegnazione a diverso settore comunale.
A seguito dello spostamento nelle nuove funzioni, la lavoratrice sarebbe stata adibita allo svolgimento di pratiche di livello deteriore oltre che finanche costretta alla forzata inattività o omessa assegnazione di compiti. La donna inoltre sarebbe stata obbligata anche a disagiate condizioni di lavoro: stanze prive di impianto di riscaldamento funzionante, di dispostivi informatici e telefonici.
Per effetto di tale illegittimo comportamento datoriale (realizzatosi, si badi bene, né nel corso di questa amministrazione né di quella passata), la lavoratrice avrebbe contratto, oltre al danno professionale, altresì un danno biologico da "conflitto sul posto di lavoro", così come accertato in corso di causa a seguito di una consulenza tecnica d'ufficio fornita dal medico legale. Il Tribunale ha accolto le tesi difensive degli avvocati Cifalitti e Schiavi, rappresentanti della donna, riconoscendo, per tutti i 21 mesi di demansionamento, il risarcimento sia del danno alla professionalità che del danno biologico e morale.
Alla donna, che già alla fine del mandato dell'amministrazione che aveva operato demansionamenti alla sua attività lavorativa, era stata riportata in posizioni apicali dove svolge le funzioni adeguate al suo ruolo.
L'aspetto principale di tutta questa causa durata quasi dieci anni è la tesi dimostrata dai legali Cifalitti e Schiavi, del nesso di causalità tra demansionamento e danno biologico oltre a quello strettamente professionale che è un danno di tipo patrimoniale. Alla donna andrà quindi un risarcimento pecuniario di diverse migliaia di euro, ma la grande vittoria è stato propio il riconoscimento giuridico di quanto subito in quei 21 mesi.