Panico in una cooperativa di accoglienza di Cassino. La direttrice della struttura ha chiamato il 113 per chiedere aiuto. All'operatore avrebbe detto di essere stata trattenuta con i suoi collaboratori da alcuni extracomunitari ospiti proprio in quella struttura.
Immediatamente sono intervenuti gli agenti del Commissariato di Cassino coordinati dal vice questore, Alessandro Tocco.
Arrivati davanti alla struttura i poliziotti hanno parlato con i ragazzi e hanno potuto accertare che in realtà gli extracomunitari, molti presenti nella struttura in questione, in realtà stavano inscenando una forma di protesta.
Alla base del disappunto dei profughi molti disservizi tra cui la mancanza di cibo adeguato, scarso e di bassa qualità, camere occupate da troppe persone, mancanza totale di acqua calda e di riscaldamento, assenza di coperte e mancata distribuzione del contributo "pocket money" necessario per affrontare le spese personali e di prima necessità
A finire nei guai sono quindi stati i responsabili del consorzio che sono stati denunciati per malversazione ai danni dello Stato e violazione delle norme contrattuali di appalto tra la prefettura di Frosinone e il consorzio stesso, in relazione al sistema di accoglienza di cittadini extracomunitari.
Non è il primo caso del genere registrato sul territorio. Proprio alcune settimane fa alcuni ragazzi erano addirittura arrivati da Roccasecca a Cassino per denunciare una situazione analoga.
In quel caso sarebbero intervenuti in difesa e a sostegno dei profughi gli stessi operatori della cooperativa che non venivano pagati da tempo e che, in base alle indicazioni fornite dai superiori, avrebbero addirittura dovuto allungare il latte con acqua e distribuire meno alimenti rispetto alla dose adeguata.
Situazioni complicate che mostrano l'altra faccia della medaglia, tra chi arriva in Italia con la speranza di una vita migliore e finisce invece coinvolto magari nella malavita e chi invece segue un iter diverso passando dalle strutture che dovrebbero aiutare nell'integrazione e nello svolgimento delle pratiche burocratiche, ma che poi alla fine fa vivere questi ragazzi al freddo, senza cibo e in condizioni quasi disumane.