C'era anche Carmine Belli ad attendere il rientro di Serena, ieri sera ad Arce. "È importante che venga fatta verità", ha dichiarato Belli, vittima di un evidente errore giudiziario: 18 mesi in cella di isolamento da innocente. E ieri c'era anche lui, pronto ad attendere Serena e a sostenere papà Guglielmo. Ecco cosa ha detto in una breve intervista. 

Un dolore profondo tangibile e visibile. E' stato un duro pomeriggio per la famiglia di Serena Mollicone. Il padre Guglielmo è riuscito a dire addio alla sua piccola. Quell'addio che non ha potuto darle sedici anni fa. Un corteo silenzioso ha accolto il feretro. Poi la messa e l'ultimo viaggio di Serena verso il cimitero di Arce. Tra due giorni sarà Natale, Serena non ci sarà, un dolore e un vuoto che nel cuore dei suoi familiari e dei suoi amici non si colmerà mai. Sono stati proprio i suoi amici a portare a spalla il suo feretro in chiesa. Forse il 2018 segnerà la fine di questa storia di dolore e la pace per la memoria della giovane studentessa brutalmente uccisa quando aveva ancora tutta la vita davanti.

La comunità di Arce ha atteso l'arrivo di Serena in silenzio come si attende il ritorno di un figlio lontano. Forte la commozione di papà Guglielmo e di tutti i presenti che da pochi minuti hanno abbracciato idealmente il feretro di Serena. Come da programma il carro funebre si è fermato davanti alla Madonnina di Lourdes. E dopo un momento di raccoglimento prenderanno parte a una cerimonia funebre attesa da troppo tempo. Quella a cui papà Guglielmo non ha potuto partecipare 16 anni fa, quando venne prelevato in chiesa dai carabinieri per mettere una firma in caserma. L'emozione di tutti i presenti è palpabile e la comunità è pronta ad accompagnare Serena fino alla chiesa cittadina. 
Serena, lo ricordiamo, 21 mesi fa, nel marzo del 2016, era stata trasportata al Labanof di Milano (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense, situato presso la Sezione di Medicina Legale del Dipartimento di Morfologia Umana e Scienze Biomediche) per consentire alla professoressa Cattaneo (l'anatomopatologa nominata dalla Procura) di eseguire tutti gli accertamenti del caso. Per trovare quelle tracce in grado di parlare. Di raccontare qualcosa in più della verità sulla sua morte avvenuta nel giugno del 2001.

Maria Tuzi: se serve, faremo riesumare la salma di mio padre

"Se dovesse servire, chiederemo di riesumare il corpo di mio padre. Sono felice per Guglielmo. Ora chiedo anche per noi la verità": Queste le parole di Maria Tuzi, figlia del brigadiere dei carabinieri suicidatosi anni fa dopo la morte di Serena e che all'epoca dell'omicidio prestava servizio nella caserma di Arce. La giovane è venuta ad Arce insieme a Carmine Belli e a tutta la comunità che nonostante il freddo ha atteso commossa il ritorno della salma. 

In centinaia si sono radunati ad Arce per attendere il ritorno della salma di Serena Mollicone, la giovane uccisa nel giugno del 2001, un assassinio per il quale, tra numerosi e recenti colpi di scena, sono ancora in corso indagini per chiarire tutti i contorni della vicenda. La comunità si è stretta attorno a papà Guglielmo, che da sedici anni lotta, fra mille difficoltà, per far emergere la verità sulla morte dell'adorata figlia. La commozione generale è palpabile e cresce con il passare dei minuti. 
Purtroppo, però, si dovrà attendere ancora un'ora per poter salutare la ragazza, il cui corpo sta tornando da Milano, dall'istituto Labanof, dove nel marzo 2016 fu trasferito per permettere tutta una serie di nuovi esami necessari a fare luce sul caso. Un ritardo rispetto al programma annunciato dovuto ad un incidente stradale verificatosi sull'autostrada in territorio di Orte. Un sinistro che non ha interessato il corteo funebre ma che ha provocato rallentamenti e code e, quindi, il conseguenziale ritardo di circa un'ora sulla tabella di marcia.