Un'aggressione omofoba, che ha riguardato un ragazzo di Formia, Francesco D'Angelis, 23 anni referente locale dell'associazione Tilt, ma che è avvenuta a Cassino nei pressi del deposito degli autobus , dove il giovane si reca quasi tutti i giorni, in quanto frequenta la facoltà di Lettere. E a raccontarla è stato egli stesso, dapprima affidando il suo sfogo al social network e poi raccontando la sua disavventura alla nostra testata, affinchè «tutti i ragazzi vittima di bullismo si rendano conto che non c'è nulla di cui vergognarsi». Tre i ragazzi, di cui uno sulla sedia a rotelle un fatto che maggiormente ha sconvolto Francesco D'Angelis che hanno agito da bulli nei suoi confronti, prendendolo in giro e provando a colpirlo con una lattina. «Ho taciuto. Sono tanti gli anni in cui ho taciuto. Ho finto. Per tanti anni ho dovuto mentire. Ho perdonato. O almeno così pensavo fosse. Ho subìto. Nel silenzio, nella menzogna, nella vergogna e pensando che poi sarebbe passato. Stamattina mi son trovato ad essere vittima di un tentativo di aggressione -ha scritto nell'immediato sulla propria pagina facebook - Tre ragazzi, di cui uno su sedia a rotelle (proprio per andare contro ogni stigma sociale!), mi hanno puntato. Non contenti hanno tentato di lanciarmi qualcosa, presumibilmente una lattina piena di acqua ristagnante, addosso. Me ne sono accorto, guardavo sospettoso mentre parlavo al telefono. "Che ti guardi" mi urla uno. E io continuo a parlare al telefono. Lancia l'oggetto e mi manca, non di molto: mi ero distanziato, ponendomi davanti a un grosso cespuglio. A quel punto li riguardo e mi sento urlare qualcosa che finiva per "-cio", ma avendo le cuffiette non ho sentito bene. Perché lo racconto? Perché ho taciuto troppo. Troppi anni vissuti pensando che fossi io il problema, vergognandomi. Ma chi tace è complice ed io, con questa gente qua, non ho nulla a che vedere.
Spero leggano in tanto questo post, tutti quei ragazzi e quelle ragazze vittime di bullismo. Spero che smettano di tacere, di sentirsi sbagliati, di vergognarsi. Spero, invece, che inizino a raccontare, a denunciare e a capire che il problema non sono loro, ma gli altri. Che il male non è la diversità, ma l'appiattimento su un'idea malsana di normalità. Ragazzi, ribellatevi: siate voi stessi!».
Un'aggressione che per sbaglio non ha colpito fisicamente il ragazzo formiano, molto conosciuto per le sue battaglie a favore di categorie svantaggiate ed ora militante del movimento "Formia città in comune". Un episodio che ha sconvolto quanti conoscono il 23enne e numerosi sono stati i messaggi di solidarietà.