Insultata, picchiata e costretta ad avere rapporti sessuali con il marito contro la sua volontà. È quanto ha denunciato una donna di 46 anni di Ceccano che, ieri mattina, si è costituita parte civile nel processo ai danni dell'ex consorte. Le accuse dalle quali deve difendersi G.M., coetaneo della donna, sono di maltrattamenti in famiglia, lesioni e violenza sessuale.
Stando al racconto di lei, poi confluito nella denuncia, il rapporto di coppia sarebbe divenuto un incubo con continue vessazioni, tramutatesi in un paio di circostanze in atti di violenza. La donna, infatti, sostiene di esser stata vittima di diversi episodi, nel 2013 e nel 2016, tra gennaio e giugno, tanto che, in due occasioni, è stata costretta a rivolgersi all'ospedale di Frosinone per fari medicare ferite guaribili in cinque giorni in un caso e in due giorni nell'altro.
La moglie ha accusato il marito di averla insultata più volte con epiteti ingiuriosi, di averle stretto le mani al collo in un altro momento e di averla costretta a un rapporto sessuale non consenziente. Accuse poi confluite in un fascicolo in base al quale la procura di Frosinone ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio dell'uomo.
Ieri, dunque, davanti al tribunale di Frosinone in composizione collegiale, si è aperto, con l'ammissione delle prove, il processo a carico di G.P., che è difeso dall'avvocato Paolo Pulciani. La donna, invece, si è costituita parte civile e si è fatta rappresentare dagli avvocati Ivano Nardozi e Giuseppe Spaziani. L'uomo, comunque, si difende respingendo le accuse. Sostiene che la denuncia sia stata presentata solo anni dopo i fatti e durante il periodo di separazione della coppia. Per lui, dunque, si tratta di una ritorsione manifestatasi nel momento in cui le strade dei due si sono definitivamente divise. Ora sarà il tribunale a valutare le prove e decidere quale delle due versione merita accoglimento. Dalla prossima udienza, nel 2018, saranno ascoltati i primi testi.