Intanto è confermato lo sciopero indetto per venerdì. "Un atto gravissimo che, soprattutto, dimostra il poco rispetto delle istituzioni nazionali del nostro Paese, un atteggiamento intollerabile che sarà seguito da una dura reazione del sindacato - ha affermato il segretario generale Filctem Cgil, Sandro Chiarlitti - Infatti è confermato lo sciopero di otto ore con la manifestazione fuori i cancelli della fabbrica che fiancheggia il tratto autostradale.
Si tratta di un affronto alle relazioni industriali e alle persone che per 53 anni hanno lavorato in questa azienda, affronto che deve far sollevare l'indignazione di tutto il territorio della provincia di Frosinone".

Il futuro dell'Ideal Standard di Roccasecca? Se ne parlerà, ma non si sa quando. La multinazionale, infatti, non si presenterà al tavolo con i sindacati previsto per venerdì al Ministero dello Sviluppo Economico (Mise). Una doccia fredda per i tanti lavoratori che erano pronti a partire per Roma per protestare contro chi ha deciso, improvvisamente, di chiudere lo stabilimento roccaseccano. Erano già stati riempiti 7 pullman.
Il tanto atteso confronto non ci sarà a causa dell'indisponibilità della Ideal Standard comunicata in queste ore al Mise. Un atteggiamento fortemente stigmatizzato dal segretario nazionale Ugl Chimici, Luigi Ulgiati: "Si tratta di un comportamento irresponsabile, visto che non è stata indicata neanche una data alternativa a quella del 15 dicembre, che getta nella più totale incertezza i 300 lavoratori della sede di Roccasecca e le rispettive famiglie".
"Non è accettabile - ha sottolineato Ulgiati - il totale disinteresse del gruppo verso i propri dipendenti e verso un territorio nel quale per anni Ideal Standard ha operato, un territorio già falcidiato da un declino industriale al quale noi dell'Ugl non intendiamo assolutamente arrenderci. Per questo - ha concluso Ulgiati - chiediamo al Ministero dello Sviluppo economico di attivarsi insieme alla Regione Lazio affinché sia comunque garantito un futuro allo stabilimento. Occorre nel frattempo tenere aperto il tavolo al fine di riportare l'azienda a confrontarsi con i sindacati, quanto meno per senso si responsabilità verso i 300 lavoratori".

di: Antonio Renzi