Il Natale è alle porte e una delle tradizioni più belle, più vere, che fanno sognare, sperare e desiderare con tutte le forze i bambini, resta l'immancabile letterina a quel signore tanto amato, vestito di rosso. La tradizione è sempre la stessa, ma forse, inevitabilmente, con il periodo che si sta vivendo, con la crisi che continua ad attanagliare tante famiglie, si pensi all'ultimo drammatico caso dell'Ideal Standard, sono cambiate le richieste di doni che i bimbi rivolgono a Babbo Natale.
È quanto raccontano le lettere che i bambini, che frequentano la mensa diocesana di viale Mazzini, e i piccoli della scuola della pace, hanno scritto a Babbo Natale. Mensa che proprio oggi compie tre anni dall'apertura. Una bella realtà anche per i più piccoli. Tanti, infatti, i bambini con le loro famiglie. All'interno della struttura, nella sala di attesa, vista appunto la presenza di numerosi giovanissimi, i volontari si alternano per momenti di gioco e di divertimento, o anche di aiuto per i compiti. Un grande aiuto arriva anche dalla "Scuola della Pace". I bambini si ritrovano una volta alla settimana nei locali della chiesa di San Benedetto. E per tutti loro, immancabile, la letterina "all'uomo rosso".
Ricevere un giocattolo rende sicuramente felici, ma vedere i genitori ridere, dare gioia, sicurezza, serenità, riempie il cuore. E invece li vedono affranti, stremati. Ma che colpa ne ha, quel padre, se la mancanza di un lavoro è, purtroppo, reale? Che colpa ne ha se non riesce a portare a casa i soldi per comprare cibo, vestiti ai propri figli? Ma quei figli, ne hanno ancora di meno di colpe, anzi, vedono il papà triste, e crescono con l'idea che il mondo vada così, senza occupazione, senza certezze. Vogliono credere che qualcuno possa aiutarli.
E affidano a Babbo Natale i loro desideri. Tra tutti il lavoro al papà. Ma traspare anche a volte tristezza, solitudine e ricerca di compagni di gioco. «Caro Babbo Natale ti vorrei chiedere di far tornare a lavorare mio padre perché purtroppo lo ha perso». Questo uno dei tanti messaggi. E chiedono, poi, più serenità e amore in famiglia: «Per questo Natale vorrei che nella mia famiglia ci fosse pace e amore. Voglio che questo Natale sia stupendo e divertente e che nessun problema ci sia nella mia famiglia. Spero che tutto questo si avvererà». I bambini hanno voglia di trascorrere più tempo con i genitori, vogliono giocare con loro, essere ascoltati, consigliati, vogliono sentirsi una famiglia.
E la "famiglia" della mensa diocesana, della Caritas, della comunità di Sant'Egidio, della "Scuola della Pace" e di tutti coloro che fanno del volontariato una missione, è fondamentale per le future generazioni che sperano in un mondo di amore dove non ci siano violenza e odio. Amore e pace; è ciò che chiede, invece di giocattoli o altro, un bimbo di sette anni ospite a viale Mazzini: «Caro Babbo Natale ti vorrei chiedere qualcosa per rendere unito il mondo e infondere un po' d'amore, ma anche far scomparire odio e violenza». Sono bambini che non pretendono, che magari desiderano un piccolo giocattolo che riempia loro «il cuore di tenerezza, di pace e di amore e allo stesso tempo mi dia compagnia», come magari molte persone adulte al giorno di oggi, ma si accontentano, con la speranza, un giorno, di sorridere insieme ai loro genitori e fratelli. Ed ancora, il pensiero di un ragazzino di 12 anni: «Per Natale vorrei solo una famiglia con cui stare di più insieme. Questo è il mio sogno, però se non potrai esaudirlo non fa nulla, apprezzerò il pensiero. Ti aspetto con molta gioia il 25 a Frosinone». E allora Buon Natale "principi del Maine, re della nuova Inghilterra".