È indagato anche per istigazione al suicidio del brigadiere Tuzi, suo collega. Il luogotenente Vincenzo Quatrale – ora in forza alla caserma di Cassino –quarto indagato per la morte di Serena Mollicone, non deve solo chiarire la sua posizione sull'ipotesi di concorso morale in omicidio volontario insieme a Franco Mottola, a suo figlio e a sua moglie. Due accuse pesantissime quelle formulate a carico del luogotenente che "non avrebbe impedito", secondo gli inquirenti, la morte di Serena. E a quanto pare anche la morte del collega. Su questo secondo punto contestato al sottufficiale allora maresciallo nella caserma di Arce – che giovedì mattina, convocato in procura, ha scelto la via del silenzio – il terreno appare ancora più scivoloso. Alla contestazione della sua presenza in caserma in quel 1° giugno 2001 quando Serena varcò il cancello della stazione di Arce per poi essere trovata cadavere due giorni dopo nel bosco dell'Anitrella, il suo legale potrà ribattere con prove alla mano. Ma alle presunte pressioni, anche indirette, nei confronti di Tuzi, a quel non-detto in cui sarebbe stata scavata per i magistrati la strada che avrebbe portato il brigadiere alla morte con l'arma di ordinanza, non è umanamente possibile rispondere. Tuzi non c'è più. Gli altri presenti sono coinvolti in un giallo durato 16 anni e prossimo alla svolta in cui, in verità, l'unico ad aver trovato il coraggio di parlare è stato proprio il brigadiere rinvenuto cadavere nel 2008 nella sua Fiat Marea, parcheggiata vicino alla diga di Arce. L'idea di un concorso morale in una istigazione, ciò che viene contestato a Quatrale, stride solo a pensarlo. Eppure la contestazione c'è, nero su bianco. Un'ipotesi che porta inevitabilmente a porsi una domanda: i due fascicoli fino a questo momento disgiunti– ricordiamo che quello ancora aperto per istigazione al suicidio è affidato al sostituto Mattei e quello su Serena Mollicone al sostituto Siravo – sono stati, dunque, definitivamente riuniti? Sono finalmente un unico grande faldone dai punti di contatto evidenti e immediati? E quelle pressioni indirette, contestate dagli inquirenti al quarto indagato, in cosa sarebbero consistite? A suo carico, sempre da parte della procura, i dubbi atroci non solo sui silenzi relativi alla morte di Serena ma anche quelli che lo legano alla scomparsa di Tuzi. I suoi comportamenti, i suoi silenzi avrebbero – sempre per gli inquirenti – portato il brigadiere a maturare l'atroce decisione. Eppure in pochi credono davvero che Tuzi abbia scelto di togliersi la vita: per i familiari e soprattutto per sua figlia Maria il brigadiere "è stato suicidato". Ma questa è un'altra storia. La difesa del luogotenente, rappresentata dall'avvocato Francesco Candido, non ha dubbi: «Non intendo fare una difesa mediatica. Abbiamo scelto di avvalerci della facoltà di non rispondere proprio per prendere contezza delle contestazioni. E di certo stiamo valutando il da farsi. Ciò che posso sottolineare senza ombra di dubbio è che il luogotenente Quatrale è una persona specchiata nella vita professionale e privata. È un uomo integerrimo che saprà difendersi dalle accuse. Nel giorno della scomparsa di Serena posso dire che il mio assistito non fosse in caserma. Ma chiariremo tutto – spiega ancora l'avvocato – nelle sedi opportune».