A Frosinone pensava di essere al sicuro. Di passare inosservato e, magari, trovare anche protezione per una nuova vita lontano dai riflettori. Perché sapeva di essere destinatario di un provvedimento che da qui a breve lo avrebbe portato dritto in una cella. Una presenza comunque non stanziale e di passaggio che, tuttavia, ha permesso alle questure di Caserta e Frosinone di bloccarlo proprio mentre si trovava nel capoluogo.
Mario Barallo, 34 anni, di Villa Literno, ma residente a Casal di Principe è stato arrestato a Frosinone. Secondo le accuse è legato agli Schiavone. Dagli investigatori è considerato un uomo di fiducia di Nicola Schiavone, uno delle figure di spicco del clan, attualmente detenuto in regime di 41 bis. All'uomo, conosciuto con il nomignolo di o' Spagnolo, è stato notificato un provvedimento definitivo di carcerazione di tre anni, due mesi e venticinque giorni di reclusione, emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. È ritenuto responsabile di lesioni personali, minacce, danneggiamento e porto abusivo di arma da fuoco, il tutto aggravato dal metodo mafioso. L'arresto è stato eseguito dagli agenti del commissariato di polizia di Aversa, in collaborazione con i colleghi del posto fisso operativo di Casapesenna.
L'uomo si trova a scontare una pena per quella che è stata ribattezzata la domenica di fuoco. Una spedizione punitiva, per uno sgarro, che vide due distinti assalti ad altrettanti bar ritrovo uno dei Bidognetti e l'altro degli Schiavone, nel maggio del 2005. Secondo la ricostruzione dei fatti, un gruppo di cinque persone, proveniente da Casal di Principe, fece irruzione nel bar Penelope di Parete. Per l'accusa, armati di mazze da baseball, devastarono il locale, ferendo alcuni avventori.
Questo in risposta al fatto che uno dei figli del boss Francesco Schiavone, detto Sandokan, dopo un litigio durante una festa in casa di un medico venne leggermente ferito. Un'onta che andava vendicata secondo il codice malavitoso.
Da qui - secondo la ricostruzione operata dagli investigatori - il raid punitivo in un bar ritenuto ritrovo abituale degli esponenti del clan rivale. Ma il gesto degli Schiavone attirò la reazione dei Bidognetti. Questi ultimi, infatti, per risposta assaltarono un altro bar, a Casal di Principe frequentato dal figlio del boss Francesco Schiavone. Il bar fu incendiato. Dopo questo episodio la situazione tornò sotto controllo grazie all'intervento degli Schiavone che raggiunsero un accordo con i rivali. Ma nel frattempo la magistratura aveva cominciato investigare su quei fatti. E uno dei presunti responsabili venne identificato appunto nell'uomo che ora la polizia è riuscita a rintracciare a Frosinone. Dove, peraltro, non è la prima volta che vengono trovati latitanti che, confidando di potersi nascondere in un contesto di relativa tranquillità, pensano di far perdere le proprie tracce.
Stando alle informazioni filtrate dalla Campania, Barallo in Ciociaria cercava di passare inosservato e sfuggire alla cattura. Ma a Frosinone, in base ad accertamenti compiuti dalla questura, l'uomo non avrebbe una residenza stabile nel capoluogo. La sua presenza sarebbe stata solo occasionale forse nel tentativo di trovare una sistemazione più sicura. Magari in attesa di trovare l'appoggio giusto per sottrarsi all'arresto.