Si è difeso rispondendo a tutte le domande. Ieri per Danilo Di Maria, il catanese di 47 anni, ma da anni residente a Ferentino, c'è stato l'interrogatorio di garanzia dopo l'ordinanza cautelare in carcere eseguita dalla Guardia di finanza nell'ambito di un'inchiesta sull'apertura di centri scommesse non autorizzati ad operare sul territorio nazionale. Di Maria, difeso dall'avvocato Alessandro Loreto, è stato interrogato su delega del gip del tribunale di Roma, Elvira Tambuerelli, che ha coordinato le indagini della Direzione distrettuale Antimafia, dal gip del tribunale di Frosinone Antonello Bracaglia Morante. Di Maria ha ricostruito i movimenti delle varie società sequestrate dalle Fiamme gialle e che sul territorio provinciale avevano vari punti nel capoluogo, a Ferentino, Alatri, Cassino, Piedimonte San Germano, Isola del Liri, ma anche Roma e Licata. E proprio con riferimento a quest'ultima, Di Maria ha spiegato di essere dipendente della società siciliana. E di aver svolto un'attività di consulente nelle altre società su richiesta di un collega dei tempi in cui entrambi lavoravano al bingo. Stante la sua esperienza nel settore dei giochi e delle scommesse - ha raccontato al giudice Di Maria - si è limitato a dare consigli e offrire consulenze per la stipula dei contratti con i bookmaker, a fronte dei quali riceveva una provvigione. L'uomo ha negato, invece, di essersi interessato alla gestione economica delle società. Quanto invece ai toni perentori di alcune telefonate intercettate,il siciliano ha spiegato al giudice di aver alzato un po'la voce per spiegare alcuni meccanismi tecnici che i suoi interlocutori, non essendo del mestiere, faticavano a capire. L'uomo ha escluso qualsiasi collegamento con l'altro indagato di Licata che ha dichiarato di non conoscere. In totale sono cinque le persone coinvolte nell'operazione condotta dalla Guardia di finanza che ha preso di mira degli internet point, che ufficialmente svolgevano servizi per uffici, ma operavano come centri scommesse non autorizzati grazie ai collegamenti telematici con bookmaker con sede all'estero, in particolare a Malta. Gli uomini del colonnello Luigi Carbone, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia hanno sequestrato quattro società, che, per l'accusa, erano gestite dallo stesso Di Maria, attraverso l'utilizzo di prestanome,retribuiti allo scopo.