Hanno varcato i cancelli della Ideal Standard come ogni giorno. Ma non per lavorare, piuttosto per scioperare.
Per difendere quell'occupazione che sta sfumando, sotto la mannaia di una riorganizzazione aziendale che ha portato alla comunicazione della chiusura dello stabilimento roccaseccano. Ogni giorno hanno superato quell'ingresso per andare a occupare un posto che presto non ci sarà più. E, ieri, disperatamente, sono tornati lì, a pochi passi dalle singole postazioni attorniati da bandiere, sindacati e politici. Con quelle voci che attraverso il megafono gridavano il bisogno di farcambiare idea alla multinazionale. Mentre le loro sono state voci più sommesse, basite, storie dagli eventi. Il racconto di una vita lavorativa che rischia di estinguersi.

La rabbia dei lavoratori
Difficile raccontare a casa che si sta per perdere il lavoro.«L'altra sera alle 10.30 tornando a casa ho trovato figlio sul divano che mi guardava, mi ha fatto solo un cenno con la testa. Dopo trenta secondi mia figlia mi ha chiamato dall'altra stanza "Papà…" Non ci sono parole», racconta con dolore Francesco Di Martino di Pontecorvo 52 anni assunto all'Ideal Standard nel 1990. Un dramma che non coinvolge solo i 320 dipendenti diretti, considerando anche l'indotto sono 500 le famiglie coinvolte.
«Non sappiamo come andare avanti, cosa fare. Siamo tutti a casa con famiglia, figli e senza stipendio», il commento amaro di Sandro Pelle, 48 anni di Pontecorvo, lavoratore dell'indotto. La rabbia aumenta per il trattamento ricevuto. «Tanta rabbia racconta Massimiliano Marinelli 49 anni di Roccasecca assunto nel 1988 perché le persone qui presenti hanno dato tanto della loro vita per questo stabilimento ma ci hanno scaricati con una telefonata mercoledì».
«Uno stabilimento che negli anni ha chiesto tanti sacrifici, soprattutto ai giovani racconta Vincenzo Senatore, 37 anni di Aquino Ci dicevano che eravamo i più bravi, i migliori e ci hanno illuso fino all'ultimo giorno che con i sacrifici saremmo usciti dalla crisi. All'improvviso ti svegli e prendi una coltellata dall'amico tuo più fidato. Questa è la rabbia». Davanti allo stabilimento tante famiglie, c'è chi è arrivato con il figlio in braccio come Federico Trombetta. Quarantadue anni e da 14 in fabbrica e ora si ritrova fuori con i suoi colleghi. "Ci hanno illuso fino all'ultimo istante e poi gettato via come se niente fosse Vincenzo, 37 anni

Le mosse del sindacato
L'aria è tesa. In centinaia si sono ritrovati davanti all'Ideal Standard per scioperare contro la decisione della multinazionale. «Dobbiamo fare in modo che l'azienda ritiri la procedura di mobilità», hanno urlato dai microfoni i segretari generali di Ugl Chimici, Femca Cisl, Filtcem Cgil e Uiltec Uil Valente, Valeriani, Chiarlitti e Piscitelli. Presente anche il segretario nazionale Ugl chimici, Luigi Ulgiati. Ora inizia il braccio di ferro tra lavoratori e azienda.Dalla prossima settimana saranno previste altre manifestazioni. «Non abbiamo intenzione di trattare con chi ci punta una pistola alla tempia, nessuno sconto hanno aggiunto i sindacalisti oggi partirà la lettera di disdetta dell'accordo "Contributo alla competitività" che impone di pagare un pezzo del salario ogni mese. Chiederemo indietro tutte le somme date negli ultimi due anni. Lo stabilimento è competitivo e non possono chiuderlo con una telefonata».

La risposta del territorio Il territorio
le istituzioni hanno risposto all'appello, nessuno si è fatto spaventare dalla pioggia. Non solo i lavoratori e sindacati davanti ai cancelli. Tanti i cittadini arrivati per far sentire la vicinanza ai 320 lavoratori, 320 amici. Presenti tutti i sindaci del territorio capeggiati da quello di Roccasecca, Giuseppe Sacco, che ha confermato la vicinanza ai lavoratori. «Se vogliono andare via devono pagare», il commento del senatore Scalia. «Pronti a mettere in campo tutte le azioni possibili per scongiurare la chiusura», gli fa eco il consigliere regionale Abbruzzese. Tante le istituzioni presenti il deputato M5S Frusone, il senatore Cervellini, il coordinatore FI Ciacciarelli, i consiglieri regionali Bianchi e Fardelli che ha annunciato che il 6 dicembre i sindacati terranno un incontro in Regione Lazio e il 14 dicembre quello al Mise. Mentre il presidente della comunità montana Quadrini punta a impedire la delocalizzazione prendendo a esempio le grandi potenze estere. Solidarietà ai lavoratori e sostegno alle azioni messe in campo dalla Regione Lazio da parte del presidente della Provincia Pompeo, dal vice Amata e dal consigliere Di Nota. La battaglia per salvare il sito è iniziata.