Rabbia e disorientamento: centinaia si sono ritrovati davanti ai cancelli dell'Ideal Standard di Roccasecca per scioperare contro la decisione della multinazionale di chiudere lo stabilimento e e di conseguenza licenziare i 320 dipendenti. Un duro colpo per l'intero territorio che coinvolge oltre 500 famiglie, tra dipendenti diretti e quelli dell'indotto. I lavoratori hanno incrociato le braccia per chiedere il ritiro della procedura di cessata attività comunicata dalla multinazionale mercoledì pomeriggio con una telefonata. «Dobbiamo fare in modo che l'azienda ritiri la procedura di mobilità», hanno urlato ai microfoni i segretari generali di Ugl Chimici, Femca Cisl, Filtcem Cgil e Uiltec Uil Valente, Valeriani, Chiarlitti e Piscitelli. Presente anche il segretario nazionale Ugl chimici, Luigi Ulgiati.
Ora inizia il braccio di ferro tra lavoratori e azienda. A metà mese ci sarà un'altra giornata di sciopero e saranno previste altre manifestazioni. «Non abbiamo intenzione di trattare con chi ci punta una pistola alla tempia, nessuno sconto - hanno aggiunto i sindacalisti - oggi partirà la lettera di disdetta dell'accordo che impone di pagare un pezzo del salario ogni mese. Da questo mese nessuna trattenuta e chiederemo indietro tutte le somme date negli ultimi due anni». Il territorio e le istituzioni hanno risposto all'appello. A centinaia si sono ritrovati davanti al cancello chiuso dell'Ideal Standard per far sentire la vicinanza ai 320 lavoratori. Tutti i sindaci del territorio capeggiati da quello di Roccasecca Sacco, il senatore Scalia, il deputato M5S Frusone, i consiglieri regionali Bianchi, Fardelli e Abbruzzese, il presidente della comunità montana Quadrini. L'obiettivo è fare fronte comune e non permettere la chiusura di uno stabilimento così importante per il territorio. Uno sciopero ed una protesta che neppure la pioggia ha fermato, 

Dai sogni della rinascita al brusco risveglio. Quella della ripresa e della nuova era industriale è stata solo una speranza accarezzata per l'economia del territorio. Un sogno. Al quale avevano creduto in tanti.
I lavoratori, soprattutto. I giovani della Provincia che vedevano in Fca l'orgoglio e il riscatto per trovare finalmente un'occupazione. Ma se il 2017 si è aperto con lo stop alla cassa integrazione e con le prime assunzioni tanto nel sito pedemontano che nelle aziende dell'indotto,a fine anno non resta che contare i danni della disfatta.
I numeri, con la loro forza intrinseca, che non lasciano spazio a interpretazioni, fanno una nitida fotografia del disastro occupazionale nel Cassinate. A marzo con il progetto Alfa sono lievitati a 5.100 i dipendenti di Fca ma degli 832 assunti con contratti di somministrazione, oggi ne restano solo 300. E subito, nel corso del mese di novembre, la crisi si è riversata sull'indotto: 43 interinali mandati a casa su 48 alla Acs di Pignataro, altri 50 alla Lear, decine e decine in altre fabbriche.
I più fortunati sono in cassa integrazione in regime di rotazione; ad altri il contratto viene prorogato disettimana in settimana.E anche per Fca dopo neanche un anno si riapre l'incubo della cassa integrazione e delle trasferte.
Nel comparto dell'automotive sono quasi 3.000 i posti di lavoro andati in fumo, se si considerano anche i 1.800 promessi da Marchionne. A questi vanno aggiunti i circa 400 della Cma di Sant'Angelo che ha chiuso i battenti lo scorso anno e ora i 500 dell'Ideal Standard di Roccasecca.
Si mobilitano Governo e Regione
Sul caso Fca il Pd ha interessato l'ex premier Renzi che ha promesso di attivarsi con Gentiloni e Calenda. Al ministro dello sviluppo economico si rivolge anche il presidente della Regione Zingaretti.
Che a proposito dell'Ideal Standard dice: «Nel 2014, a seguito della scelta aziendale di procedere alla chiusura del sito di Orcenico , la società garantiva la continuità produttiva presso i siti di Trichiana e Roccasecca mettendo in atto una ristrutturazione organizzativa contenuta nel Piano Industriale 2015-2017che prevedeva investimenti idonei a rinnovare l'offerta dei prodotti e a migliorare la performance di processo».
Un intervento, quello di Zingaretti, che riceve il plauso di Buschini, mentre l'assessore al lavoro Lucia Valente tuona: «Ideal Standard ritiri la procedura di licenziamento collettivo e rispetti gli impegni presi 3 anni fa».
Si muoveanche il Governocon i senatori Scalia e Spilabotte che hanno illustrato la situazione al vice ministro Bellanova.
La senatrice, da sempre in prima linea sul sito di Roccasecca dice: «Abbiamo ricevuto rassicurazioni.
Verrà convocato un tavolo entro la metà di dicembre ma noi siamo fortemente preoccupati.
È una ferita chenoi nonpossiamopermetterci in questo periodo».
Gli fa eco Scalia: «ciò che lascia totalmente attoniti è il fatto che il sito di Roccasecca ha sempre prodotto ricchezza e le commesse non sono mai mancate, anche grazie al sacrificio dei lavoratori che hanno rinunciato a parte dello stipendio proprio per garantire la produzione».

di: Alberto Simone

La partita per tentare di salvare l'Ideal Standard di Roccasecca e il posto di lavoro a circa 500 persone, tra dipendenti diretti e indotto, è iniziata. Da un lato i lavoratori e i sindacati, dall'altra la multinazionale che mercoledì - con una telefonata - ha comunicato la cessata attività e l'avvio di tutte le procedure per arrivare alla chiusura dello stabilimento di Roccasecca. A meno di 24 ore dalla comunicazione dell'azienda, ieri mattina si è tenuta l'assemblea generale tra i lavoratori e i sindacati mentre oggi, alle 10, ci sarà lo sciopero di 8 ore.

La lunga mattinata
L'aria davanti ai cancelli era tesa, poche parole. Tanti sospiri. «Non ci ho dormito la notte. Per me è stata una coltellata al cuore». Gli occhi sono lucidi. La voce è balbettante, rotta dal dispiacere. A parlare davanti ai cancelli dello stabilimento dell'Ideal Standard di Roccasecca è Donato Grimaldi, il dipendente più anziano del sito. Per 40 anni ha varcato quell'ingresso ogni giorno a partire dal 8 novembre 1977, quando venne assunto. Tanti i ricordi legati alla fabbrica, alla grande famiglia Ideal Standard. Tanti i progetti realizzati grazie a quella occupazione Ora tutto sta per finire.
«Con questo lavoro ci ho fatto grande una famiglia», racconta con orgoglio Grimaldi. «E ora pensare di vedere…», la frase si interrompe. «È stata una grande fabbrica - aggiunge - Una portaerei: nel nostro settore abbiamo dominato il mercato per anni. Poi siamo diventati una "carretta del mare". Purtroppo hanno portato in questa direzione persone che non ci hanno creduto più. Nella sfortuna sono fortunato perché sono l'unico che si aggancia alla pensione. Ma per me è stata una coltellata al cuore che non si rimarginerà mai».

Salvare il sito
Oggi ci sarà il primo sciopero di 8 ore davanti ai cancelli, e poi saranno definite le prossime iniziative per provare a far tornare suoi propri passi i vertici della multinazionale. I segretari generali di Ugl Chimici, Femca Cisl, Filtcem Cgil e Uiltec Uil Valente, Valeriani, Chiarlitti e Piscitelli chiamano a raccolta l'intero territorio.
«Chiediamo a tutte le istituzioni, al presidente del Parlamento Europeo Tajani, ai membri dell'Europarlamento, ai Parlamentari, al presidente della Regione Lazio, agli assessori Regionali, ai sindaci dei Comuni della Provincia di Frosinone, alle autorità ecclesiastiche di partecipare alla manifestazione che si terrà il primo dicembre, alle 10, davanti allo stabilimento Ideal Standard di Roccasecca».

La posizione dell'azienda
La battaglia è stata annunciata ma i margini di manovra sembrano diminuire sempre più. La decisione pare irremovibile. A ribadirlo la direzione dell'Ideal Standard: «La decisione di avviare la procedura di informazione e consultazione giunge dopo mesi di approfondite analisi e la valutazione di varie opzioni e alternative volte ad assicurare la maggiore efficienza possibile per l'azienda e a garantire la competitività nel lungo periodo. Queste analisi non hanno fornito soluzioni a lungo termine adeguate alle problematiche strutturali che devono essere affrontate a Roccasecca. Ideal Standard è consapevole della gravità di questa decisione e intende ridurre quanto più possibile l'impatto sociale, intraprendendo un dialogo costruttivo con i sindacati, le Rsu e le istituzioni. Non ci aspettiamo alcuna interruzione di forniture per i nostri clienti. L'Italia continua a essere un mercato chiave per Ideal Standard e l'azienda ha intenzione di mantenere una forte presenza in questo Paese».

di: Antonio Renzi