Caso Bove, si torna a scavare. La verità sulla morte del giovane trovato senza vita in via Roma, nel centro di Sant'Andrea del Garigliano, a pochi metri dalla sua auto sfondata a colpi d'ascia, è ancora lontana.
La prematura e dolorosa scomparsa del giovane, avvenuta lo scorso settembre, è ancora avvolta da tanti interrogativi. Sarà per questo che proprio per il caso Bove, la dottoressa Daniela Lucidi, consulente medico legale incaricata dalla Procura di Cassino, ha convocato per oggi i consulenti di parte presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma per la prosecuzione delle operazioni peritali. Se dovesse risultare necessario, sarà eseguita la revisione anatomo-patologica dell'organo cardiaco. Dopo la sua morte a finire nel registro degli indagati è stato un operaio di S. Giorgio, ascoltato in procura per raccontare la sua versione dei fatti, difeso dagli avvocati Raffaele Panaccione e Gianrico Ranaldi. I familiari di Bove, invece, sono rappresentati dall'avvocato Antonio D'Alessandro.
Delicata la posizione dell'operaio che avrebbe danneggiato con l'ascia la vettura della vittima: accusato in prima battuta di omicidio volontario, l'ipotesi di reato è passata a morte o lesione come conseguenza di altro delitto e detenzione di armi improprie. Ora i nuovi accertamenti potrebbero rivelare importanti verità sul decesso del quarantenne, che resta una sciagura per l'intera comunità. Le indagini sul caso, affidate ai carabinieri di Cassino, vanno avanti senza sosta. C'è ancora da chiarire chi Emanuele abbia incontrato prima del malore fatale, se ci sia stato l'alterco con qualcuno o se altre persone abbiano potuto vedere.