Conosce il territorio più di chiunque altro, dopo 34 anni trascorsi all'interno del tribunale di Cassino per amministrare la giustizia civile e penale. È arrivato nel Cassinate quando ancora esistevano i pretori, come seconda tappa dopo una permanenza in Calabria,che di certo lo ha formato. E del territorio conosce davvero aspetti che sfuggono ai più, sia in senso positivo che negativo. Quella del dottor Massimo Capurso,confermato presidente del Tribunale di Cassino, è una carriera importante in un territorio difficile,a un passo dai territori campani e da quelli romani, chiuso in una sorta di parentesi graffa che dovrebbe proteggerlo e connetterlo allo stesso tempo ai grandi traffici.Una sede che ha resistito alla mannaia della soppressione, in nome della spending review, nella sua veste di "baluardo della legalità".«In questo territorio ad aumentare negli ultimi anni sono stati i reati contro il patrimonio,come l'usura.Mal'usurava di pari passo con l'aumento della criminalità organizzata perché tranne per qualche singolo usuraio "noto", i cui nomi sono ricorrenti nei processi, e che prima erano dei "cani sciolti" (perché fino a non molto tempo fa non si parlava di criminalità organizzata), in genere l'usura fa comunque capo a un ambiente organizzato di criminalità. Fatti i dovuti distinguo, è innegabile che il tasso di criminalità organizzata sia aumentato: quando sono arrivato a Cassino il territorio era considerato uno dei più tranquilli. Ma ben conosciamo le influenze del litorale laziale, tra le altre cose ora sotto la nostra giurisdizione,dove invece la presenza della criminalità organizzata è cresciuta con evidenza nel tempo: Latina risente di più di questo problema, Cassino ha avuto dei riflessi minori ma ciò non toglie che vi sia un'influenza nel tessuto sociale. E come reato quello dell'usura, più in generale quelli contro il patrimonio, sono in crescita. Per il resto credo che Cassino non si possa distinguere dagli altri uffici giudiziari chiamato ad affrontare furti, droga, reati contro la persona. Minore, invece, la presenza dei reati contro la pubblica amministrazione, corruzione e concussione.Che tuttavia non mancano».

La carenza di mezzi

«Nel nostro Paese la criminalità - sia comune che organizzata e la litigiosità sono in evidente aumento. In questo territorio vale lo stesso. Anche se ipotizzassimo un Paese fatto per lo più di magistrati, forze dell'ordine e carceri non sarebbe possibile arginare questo fenomeno: ci vorrebbe una rivoluzione nell'approccio al processo penale. Per non parlare del civile, che paga il peso stesso dell'urgenza legata al penale. Nonostante questo, grazie ad alcuni istituti introdotti nel civile si è visto qualche piccolo miglioramento».«Da titolare o non titolare, gli strumenti come pure i problemi sono sempre gli stessi, che appartengono più in generale al settore giustizia: penso innanzitutto alla carenza di mezzi, perché la coperta è corta a causa della spending review. Parlo della scarsità di mezzi: sia della carenza di personale amministrativo e in parte anche quello in magistratura, che da quando sono state accorpate Formia e Gaeta non è mai sufficiente, nonostante l'aumento in organico».Il problema che si traduce poi nella lunghezza disarmante dei processi appare sempre legato a «una sproporzione che c'è tra il numero dei processi e il sistema stesso, reso farraginoso dalle riforme che si sono succedute. Questo attiene anche al numero dei processi che arrivano in dibattimento:un numero importante. I filtri ci sono ma l'eccessiva crescita delle cause rispecchia quello che stiamo vivendo: una realtà in cui la violenza aumenta ogni giorno»