Con l'inizio della stagione fredda torna, puntuale, l'allarme inquinamento. Come sempre a rilevare gli sforamenti della Pm10 è l'Arpa Lazio: nei giorni scorsi la centralina in viale Dante ha iniziato a registrare valori ai limiti dello sforamento e in tutto il 2017 sono ben 24 i giorni nei quali il limite di 50 micro grammi a metro cubo. A partire da dicembre, e fino a alla primavera, è prevedibile dunque assistere - come già sta succedendo a Frosinone, dove sono stati 68 i giorni di sforamento dagli inizi del 2017 - a provvedimenti come: targhe alterne, blocco del traffico e domeniche ecologiche.
Ma uno studio condotto dal professor Buonannno, illustrato nei giorni scorsi in ateneo, evidenzia come il vero problema dell'inquinamento sia dovuto dagli ambienti interni. Spiega il docente: «Prendendo in esame il settore residenziale, industriale e veicolare balza agli occhi il dato che per le polveri sottili chi influisce maggiormente è il settore residenziale (80%, mentre l'1% quello industriale) ovvero le nostre abitazioni quando sono attivi i settori di riscaldamento. Il 90% della popolazione utilizza un sistema di combustione a bio masse: vale a dire camino, termocamino o stufa a pellet. Questo perchè c'è stata una politica di incentivazione nel tempo per questi sistmi di riscaldamento che sono la sorgente prioritaria del cosiddetto Pm10 mentre il traffico contribuisce solo per il 19%: di cui oltre il 15% proveniente da autostrade e strade extraurbane e poco meno del 4% nel centro urbano. Questo significa che quando si ferma il traffico c'è una riduzione dell'inquinamento di pochi punti. Il vero beneficio in tal senso si ha sulle polveri ultrafini dove il traffico veicolare incide per il 93% ma l'Arpa non registra questi dati quindi il beneficio c'è ma non si vede». Ma per rispettare l'ambiente c'è bisogno che ognuno di noi, dentro casa, inizi a fare qualcosa di più: senza aspettare, come l'inverso scorso l'ordinanza anti-termosifoni.