Come se non bastassero i licenziamenti sotto l'albero, con la dirigenza di Fca che non ha rinnovato il contratto a 532 degli 832 interinali assunti la scorsa primavera nello stabilimento di Piedimonte San Germano, adesso i riflettori si accendono sugli altri 300 a cui Fca ha prorogato il rapporto di lavoro per tre mesi, ovvero fino al 31 gennaio 2018.
A lanciare il grido d'allarme, che suona come un vero e proprio monito al Governo nazionale, è il sindaco di Cassino Carlo Maria D'Alessandro. Il primo cittadino, in occasione della colletta alimentare, ha spiegato: «Speriamo il prossimo anno, con il fondo Sosteniamo che abbiamo istituito, di riuscire a mettere qualche fondo in più sul sociale, soprattutto su altre necessità».
Anche perché – è l'assunto – ci sono dei "nuovi poveri" che hanno anche difficoltà a uscire allo scoperto e quest'anno la situazione è anche peggiore considerando che 532 degli 832 interinali dopo otto mesi in Fca sono stati messi alla porta. E quindi a tal proposito il sindaco D'Alessandrosottolinea: «Il timore mio è che oltre a un Natale triste, possa esserci anche un dopo Natale ancora più triste per quei restanti 300 interinali di cui già si vocifera che andranno a raggiungere quei 532 ai quali la Fca non ha rinnovato il contratto a tempo determinato. È un momento di grande difficoltà che però non può superare solo il sindaco di Cassino o quello di Piedimonte San Germano. Questo – prosegue il primo cittadino – è un problema di cui si deve fare carico il Governo italiano perché mandare a casa 500 e poi altri 300 lavoratori vuol dire alimentare lo sportello dei servizi sociali perchè l'interfaccia principale per le persone, poi, ovviamente è il Comune».
Infine l'appello: «Per le persone che si possano vergognare in qualche modo, e ce ne sono, i servizi sociali – rassicura il sindaco – rappresentano un punto importante dove si può venire anche con grande discrezione a dire qual è la reale situazione e noi cercheremo di essergli vicini il più possibile. Ma ci vuole una mano da chi ci governa dall'alto altrimenti i problemi non li risolviamo».

L'emorragia continua
Il calo di produzione di Fca, a catena, si riversa anche sull'indotto. È notizia della scorsa settimana che anche alla Acs di Pignataro, che produce la parte di spugna per i sedili delle auto, dei 48 interinali assunti quando si credeva nel grande miracolo Alfa – ovvero agli inizi del 2017 – ne sono stati confermati solamente cinque. Altri 50 posti di lavoro sono andati persi alla Lear, anche in questo caso tutti ragazzi e tutti interinali, così come i 12 giovani della Adler Evo.
Una situazione che preoccupa non poco i sindacati. Angelo Paniccia dell'Ugl chimici dice: «Bisogna capire qual è il piano di Fca. Il mercato dell'auto, per natura, è ciclico. Ed è sempre stato così. Ma il fatto che la durata di questo ciclo di Giulia e Stelvio sia stato così breve è preoccupante».
Timori, sui 300 interinali precari e non solo, trapelano anche dal segretario della Fiom-Cgil Donato Gatti. Che spiega: «Innanzitutto credo che per i 532 ragazzi mandati a casa, visto che per il primo trimestre del nuovo anno non si prevede nulla di buono, non ci sia purtroppo nulla da fare. Dopo il blocco della produzione di novembre e dicembre, prima della pausa natalizia si attende un'altra comunicazione di fermo produttivo a gennaio. La grande preoccupazione non è tanto per i 300, che grazie agli sgravi del Governo potrebbero anche essere assunti, ma sul fatto che in primavera potrebbe ripartire la cassa integrazione se non ci sarà un piano industriale che permetta a tutti i 4.300 o 4.600 operai che siano di lavorare tutti i giorni a pieno regime».
Mentre i Cobas, che alla Acs di Pignataro hanno eletto un delegato, Davide Petraccone, confermandosi secondo sindacato, fissano i 5 punti cardine: rimodulazione degli eccessivi carichi, ricomporre il rapporto fra lavoratori e team, maggiore attenzione alla sicurezza, eliminazione del controllo a distanza sui lavoratori e ricalcolo dei tempi delle pause per ridare dignità ai lavoratori.