Soldi veri, in barba alla recessione. Si raggranellano con una discreta facilità: basta gestire una casa a luci rosse in centro, molto più confortevole e confortante delle vie del sesso che circondano, ad anello, Cassino. L'ultima smantellata dalla polizia, in via Leopardi, era gestita da una brasiliana che si faceva pagare 30 euro al giorno da ogni ragazza: due quelle che al momento "vivevano" in quel luogo da sette giorni.
La permanenza stabilita raggiungeva la media dei 10-15 giorni perché l'obiettivo è quello di far trovare giovani sempre nuove ai clienti. Gli incontri vengono sempre concordati su un sito specializzato, basta digitare la città o la provincia dove si desidera combinare un incontro e le "offerte" superano ogni immaginazione.
Ce n'è per ogni gusto e tasca. L'indirizzo esatto viene fornito solo durante la chiamata telefonica, insieme a tutte le altre informazioni richieste. Le ragazze, pendolari del sesso a pagamento, conoscono a memoria le regole dell'ingaggio e quando vengono contattate (molte di loro inseriscono annunci chiedendo la disponibilità di una stanza da subaffittare) si impegnano a pagare l' "onorario" a maitresse o "protettore".
Se due giorni fa la brasiliana, che incassava 420 euro a settimana, è stata solo denunciata per sfruttamento della prostituzione, per la "padrona" della casa di via Sferracavalli scattò l'arresto: teneva in "semi-prigionia" una cinese sua connazionale arrivata in Italia con la promessa di un lavoro come massaggiatrice. Cinquanta euro per il cliente a caccia di emozioni orientali e 10-15 euro per chi quella prestazione doveva effettuarla. Con la solita rotazione. "Schiave del sesso", senza permesso di soggiorno, assoldate per fare la ricchezza della capo-casa che, al momento del blitz della polizia, teneva nascosti 750 euro nel reggiseno: per gli investigatori potevano rappresentare i proventi illeciti di un paio di giornate di lavoro. Dunque, tra i 1.500 e i 2.000 euro a settimana e magari 6-7.000 al mese. Ma non era lei l'affittuaria della casa, piuttosto un cinese firmatario del contratto di locazione che, evidentemente, poteva avere un ruolo nel ricco giro. Stessa situazione in via Garigliano dove, sempre gli agenti del Commissariato, trovarono una casa di appuntamenti gestita da cinesi con addirittura una telecamera sul balcone e un monitor in cucina per vedere chi saliva e chi scendeva. Anche lì il contratto lo aveva firmato un connazionale, diverso da quello "attenzionato" nel primo episodio.

Una voce unica per tutte
Nel corso delle indagini si è addirittura capito che i numeri delle ragazze orientali erano collegati a una sorta di "call center", un riferimento unico, con una figura simile a una segretaria che conosce l'italiano e dà indicazioni come fosse la persona dell'annuncio. Tante le case hot scoperte e smantellate dagli uomini del Commissariato, da via Pascoli a via Lombardia passando per via Arigni.

I tipi di gestione
Doppio il filone d'indagine per la gestione. Da una parte gli stranieri che, presumibilmente, si organizzano in proprio. In qualche caso la trattativa potrebbe iniziare nei Paesi d'origine dove viene lanciato l'amo per dirottare le ragazze in Italia dietro la promessa di un lavoro serio. Ma sembra esserci anche una organizzazione più casalinga, come quella scoperta, sempre dalla polizia, qualche mese fa quando vennero denunciati alcuni soggetti che avevano imbastito una trama simile, dividendosi i compiti tra procacciatore di ragazze, accompagnatore e controllore. C'era persino un commerciante nell'organigramma, figura egemone nella "conduzione familiare" degli appartamenti a luci rosse. In alcune delle case smantellate, inoltre, le prestazioni superavano i 100 euro e i guadagni giornalieri per le signorine potevano raggiungere i 1.000 euro. In soldoni, a Cassino come nel suo hinterland, le case hot si moltiplicano e fanno la ricchezza di parecchi mentre i condomini restano avviliti.