Il magistrato ha disposto l'esame autoptico sul corpo del venticinquenne Michele Di Girolamo. Sarà effettuato stamattina all'ospedale Fabrizio Spaziani di Frosinone. Dovrebbe contribuire a far luce sul perché di una morte assurda. Michele, Mickey per gli amici, si è sparato un colpo di pistola alla tempia martedì intorno alle 18. Si è chiuso nella sua camera, si è calato un cappuccio in testa e ha premuto il grilletto contro se stesso. L'arma apparteneva al cognato metronotte, ed era legalmente detenuta. Mickey viveva con lui e la sorella nella casa in frazione Le Prata Valvazzata, comune di Giuliano di Roma, al confine con Ceccano.

Immediati i soccorsi che, però, nulla hanno potuto fare per salvare la vita del venticinquenne. Il giorno dopo un silenzio, quasi assordante, ha avvolto la casa a due piani dove è avvenuto il suicidio, la stanza con i sigilli a "proteggere" quel luogo di morte e la presenza delle forze dell'ordine. La famiglia si è chiusa nello straziante dolore. Gli amici e quanti lo conoscevano cercano di capire il perché. Lo fanno a bassa voce, con il rispetto che si deve alla morte. Ma nessuno ad oggi sa darsi una spiegazione. Tutti ripetono che Mickey fosse un ragazzo tranquillo, senza problemi di carattere economico, gran lavoratore; aveva studiato all'alberghiero e faceva l'aiuto cuoco in un locale di Ceccano, era fidanzato e "nulla, nulla", ripetono all'unisono gli amici del bar dove spesso si fermava a chiacchierare, poteva far presagire un gesto così drammatico e senza ritorno. Ma probabilmente ad armare la mano di Mickey, nel momento in cui ha deciso di togliersi la vita, è stato quel male di vivere che corrode da sempre come un tarlo, tante giovani vite, soprattutto in tempi in cui sono pochi a saper ascoltare i "muti di messaggi di dolore" che molti ragazzi tentano invano di inviare come estrema richiesta di aiuto.