Una requisitoria durissima. Senza fare sconti a nessuno. Ieri, nell'aula gup del tribunale di Frosinone, il pubblico ministero Maria Pia Ticino ha chiesto pene fino a nove anni per la violenza di gruppo nella villa confiscata di Ferentino ai danni di una ragazza di Castro dei Volsci. La parte civile, dal canto suo, ha chiesto un risarcimento danni di 300.000 euro.
Per i fatti accaduti, nella zona dell'aeroporto, nella notte tra il 3 e il 4 settembre 2016 sei dei sette imputati, tutti frusinati e detenuti, avevano optato per il rito abbreviato (che consente uno sconto di pena di un terzo). Così il rappresentante dell'accusa, dopo aver ripercorso i fatti, chiarito il ruolo di ognuno nella vicenda, anche con l'ausilio dei tabulati telefonici e dei risultati degli esami del Dna e delle intercettazioni, e i pregressi rapporti tra le parti, ha chiesto la pena più alta, nove anni, per Ferdinando Di Silvio, 37 anni. Quindi otto anni per Adriano Di Silvio, 27; sei anni per Angelo De Silva, 28, ed Elvis De Silvia, 28; cinque anni per Elvis Di Silvio, 24; e quattro anni e otto mesi per Antonio De Silvio, 33. Alle prossime udienze del 23 e 30 novembre interverranno i difensori degli imputati, gli avvocati Pasquale Cardillo Cupo, Emanuele Carbone, Tony Ceccarelli e Bruno Naso.
L'avvocato Ascanio Casella, invece, ha sollevato la nullità della richiesta di rinvio a giudizio per Alessandro Spada, 29, fondandola sul mancato accoglimento della richiesta di interrogatorio. Il giudice Antonello Bracaglia Morante ha allora rimesso gli atti al pm che ha provveduto a una nuova notifica, al fine di trattare la posizione già nell'udienza del 30 quando il gup dovrebbe decidere sui riti abbreviati e sull'eventuale rinvio a giudizio.
Dopo la procura, è intervenuta la parte civile per conto della ragazza di Castro, rappresentata dall'avvocato Mario Cellitti che si è associato alle richieste del pm e ha avanzato una richiesta di risarcimento danni per 300.000 euro. Fuori dall'aula, invece, ci sono stati momenti di forte tensione alla notizia che uno degli imputati ha rinunciato a rendere dichiarazioni, tanto che il giudice ha dovuto far allontanare dai carabinieri i parenti degli accusati che hanno avuto un'accesa discussione tra loro.
Sulla base della ricostruzione di quanto accaduto in quella villa, ora affidata dal Comune di Ferentino con un bando a finalità sociali, la ragazza sarebbe stata attratta con l'inganno. Infatti, era stata invitata a uscire da uno dei ragazzi che conosceva. Ma già in auto sarebbe stata oggetto di pesanti apprezzamenti e molestie. La malcapitata, una volta arrivata nel casolare, sarebbe stata bloccata su una sedia e lì oggetto delle prime violenze e a subire atti sessuali. Successivamente sarebbe stata gettata a terra sul fieno dove a turno il branco avrebbe continuate nelle condotte, sfociate anche in una violenza sessuale. Solo alla fine, trovò la forza di respingere con un calcio al petto l'ultimo assalitore, mandando in fuga tutti gli altri. Quindi, a piedi, nell'oscurità della notte, per strade che non conosceva riuscì a imbattersi in una ragazza che la soccorse e poi indicò ai carabinieri come raggiungere il luogo della violenza. La ventenne aveva conosciuto su internet uno degli uomini finiti poi in manette. E con lui e altri ragazzi era uscita altre volte. Per questo quando accettò di incontrarli nuovamente non pensava certo di vivere un incubo. Le indagini sono state con dotte anche con l'intervento del Ris che ha esaminato i luoghi della violenza e ha esaminato i campioni del Dna degli accusati. Che, dal canto loro, respingono le accuse.