Non voleva sparare. E tantomeno uccidere la sua compagna. Tutta colpa di quella maledetta pistola, una calibro nove automatica che spara solo a sfiorarla. Così Mario Eramo, il cinquantenne di Avezzano che sabato sera ha ferito la sua convivente ucraina di trentatré anni nella casa dei suoi genitori, in località Val di Rio ad Alvito, si è difeso dall'accusa di tentato omicidio. Lo ha fatto ieri mattina nel carcere di Cassino davanti al gip Massimo Lo Mastro, che ha convalidato il suo arresto e ne ha disposto la custodia cautelare in carcere, come richiesto dal pubblico ministero Roberto Bulgarini Nomi che indaga su quanto accaduto.
Ad assistere l'indagato c'era il suo legale di fiducia Danilo Iafrate. Nell'interrogatorio di ieri l'uomo ha confermato quanto dichiarato sabato sera ai carabinieri: nessuna volontà di sparare alla donna, i colpi sono partiti accidentalmente. Impugnando l'arma, voleva solo spaventarla. Due i proiettili esplosi dalla pistola con la matricola abrasa che aveva con sé. Uno si è conficcato sul tavolo del tinello dove stavano cenando insieme ai familiari di lui, l'altro ha raggiunto la donna al ventre. Da lunedì la trentatreenne è stata trasferita al policlinico Umberto I di Roma, dove le sue condizioni migliorano lentamente. Anche lei ha raccontato agli inquirenti la sua versione dei fatti: un acceso litigio per gelosie reciproche degenerato nel dramma. I carabinieri hanno ascoltato le testimonianze di tutti i presenti e ricostruito quella che stava per trasformarsi in una serata tragica.
Mario Eramo ha dovuto rispondere anche del possesso illegale dell'arma con cui ha sparato. Ha spiegato al gip che l'ha acquistata quattro anni fa per difesa personale dopo aver subìto ad Avezzano un'aggressione e un furto. E ha insistito sul fatto che non voleva usarla e che i colpi sparati dalla pistola, una calibro nove automatica e senza sicura di fabbricazione slava, sono partiti accidentalmente solo per aver sfiorato il grilletto. Come detto, il giudice ha convalidato il suo arresto e disposto che resti in carcere fino al processo. «Attendiamo l'esito delle indagini e confidiamo in tempi rapidi per l'avvio del processo», si limita a commentare il suo avvocato Danilo Iafrate.