Continua, inesorabile, l'emorragia di posti di lavoro e il ritorno degli ammortizzatori sociali dopo che Fca ha mandato a casa 532 degli 832 interinali assunti solamente la scorsa primavera a causa del rallentamento sul mercato di Giulia e Stelvio.
Il marchio Alfa, rinato a Cassino con la berlina e il Suv, ha puntato sulla qualità e il lusso sperando così di sfondare in America e sul mercato cinese ma i dati di vendita, seppur buoni, non sono in linea con le aspettative dell'azienda. Inevitabilmente è calata la produzione con l'impostato che, a partire da domani, sarà di 205 vetture a turno e non più 295. Un calo del 30%, che diventa del 60% a fine di ogni giornata. Meno produzione significa meno commesse nell'indotto. Per questo alla Iscot, azienda che si occupa di pulizie, a partire da lunedì e fino al 23 dicembre scatterà la cassa integrazione. E un Natale amaro sarà anche per i lavoratori della Tiberina, una delle più grande aziende "satelliti" di Fca: ben 50 operai (anche loro interinali) non mangeranno il panettone; altri 80 lavoreranno a rotazione. Stessa cosa sta avvenendo anche nelle fabbriche a Nord della Provincia che lavorano per Fca e che già hanno provveduto a tagliare gli interinali.
Tutto ciò mentre ancora risuonano le parole di Marchionne, Renzi e Altavilla, pronunciate a Cassino meno di un anno fa. «Lo stabilimento in questo momento occupa 4.300 dipendenti su due turni, ma con Giulia e Stelvio a pieno regime prevediamo di inserire altre 1.800 persone entro il 2018». Così parlava lo scorso 24 novembre Alfredo Altavilla. Era il giorno della visita di Marchionne e Renzi nella fabbrica ai piedi dell'Abbazia di Montecassino. L'allora premier, impegnato nella campagna referendaria per il Sì, gettò il cuore oltre l'ostacolo: «Se qualche anno fa i profeti che dicono No a tutto avessero avuto la meglio, se avessero vinto i profeti del blocchiamo e poi ripartiamo, oggi non ci sarebbe una presenza di 4.300 lavoratori a Cassino che diventeranno 6.300 nei prossimi 18-24 mesi».
Al giro di boa del biennio 2017-2018 i lavoratori sono appena 4.600: è terminata la cassa integrazione, sono rientrati in fabbrica tutti i 4.300 lavoratori contrattualizzati, ma dei 1.800 restano malapena 300 somministrati. La promessa dell'azienda è che se in primavera il mercato si riprenderà verranno contrattualizzati i 300 e si darà priorità ai 532 esclusi per le nuove assunzioni. La Fiom, al contrario, chiedeva la rotazione per tutti gli 832 perché non crede alla sorpresa nell'uovo di Pasqua per chi oggi non mangerà il panettone, salutato dall'agenzia interinale con un sms nel giorno di Ognissanti, senza nemmeno un grazie da parte dell'azienda.
Per questo si mobilita anche la politica. Dopo quanto deliberato dal comune di Castrocielo e da altri centri del Cassinate, venerdì sera un ordine del giorno è stato approvato anche dal comune di Cassino. «Il consiglio comunale – spiega il sindaco D'Alessandro - ha approvato all'unanimità dei presenti un odg che mi impegna, in quanto sindaco della città di Cassino, a mettere in campo azioni per tutelare i livelli occupazionali del sito produttivo Fca Cassino Plant e a richiedere un incontro tra i vertici aziendali e il governo per capire le reali strategie per lo sviluppo dello stabilimento cassinate. Lo abbiamo fatto senza i consiglieri di minoranza, perché loro erano impegnati nel tentativo di far mancare il numero legale per impedire al Consiglio di confrontarsi sulle emergenze socio-economico del nostro territorio».
Commercio a rischio
E come se non bastasse una classe politica divisa c'è anche chi, nella società civile, chiede alla politica di fare un passo indietro. Perché non avrà mai ascolto da una multinazionale come Fca e perché – sostengono alcuni – finora la politica ha fatto solo danni quando si è interessata di Fiat.
Adesso, però, dopo il taglio degli interinali e il calo delle produzioni in Fca che si è subito riversato sull'indotto, a tremare è anche e soprattutto il commercio in vista degli acquisti di Natale: si prevede un calo di consumi e di regali.
Ma la speranza, si sa, è l'ultima a morire. E quella, almeno quella, sotto l'albero di Natale dei 532 licenziati, certamente ci sarà.