Arrivano anche i droni a Vallecorsa per setacciare dal cielo quella che ormai ha tutte le caratteristiche della scena di un efferato delitto, ovvero dell'inspiegabile scomparsa del pastore Armando Capirchio. Ieri gli inquirenti hanno impiegato alcuni droni per perlustrare dall'alto la zona e fornire un ulteriore supporto alle ricerche. La procura e il comando provinciale dei carabinieri restano stretti nel massimo riserbo. Bocche cucite sugli sviluppi dell'indagine ma appare chiaro che il cerchio si va stringendo sempre più attorno ai sospettati, in particolare alcuni pastori. Nella lista stilata dal nucleo investigativo i primi posti sono occupati da due uomini: padre e figlio. Lui cinquant'anni, il secondo da poco maggiorenne, entrambi di Vallecorsa. Giovedì e venerdì la loro abitazione è stata perquisita e sono stati prelevati i vestiti dell'uomo per essere analizzati (alla ricerca di tracce diDna), insieme a un fucile da caccia regolarmente detenuto. Accertamenti anche sui telefonini.

Le versioni di padre e figlio sulla ricostruzione della loro giornata, nelle ore in cui di Armando Capirchio si perdeva ogni traccia, non collimano tra loro, ma entrambi avrebbero fornito un alibi di ferro. Tra le persone ascoltate (numerose tra familiari, conoscenti e confinanti) i loro interrogatori sono stati i più frequenti, tanto che entrambi si sono affidati alla difesa legale dell'avvocato Giampiero Velucci, che ha ricevuto l'incarico proprio nelle ultime ore.

Nessuno dei due è ufficialmente indagato, ma su di loro si concentrerebbero i riscontri effettuati dagli inquirenti. La pista dell'omicidio con l'occultamento del cadavere resta la principale.

L'altro ieri sul posto, insieme al pm Misiti, anche una ruspa,ancora non utilizzata, la cui presenza lasciava presagire una svolta imminente nelle indagini. Svolta che, stando alle indiscrezioni, non dovrebbe tardare e potrebbe palesarsi proprio in queste ore, in cui nulla è lasciato al caso, anche il più piccolo particolare. La macchina delle indagini non si ferma e agisce con precisione chirurgica su una "scomparsa" che non regge più e che cela dietro di sé le sfumature di un romanzo noir.

Francesca Sacchetti

La pista dell'omicidio sembra, al momento, quella più attendibile. Dalla Procura e dal comando provinciale dei carabinieri massimo riserbo e bocche cucite. Ma non si escludono sviluppi nelle prossime ore e che possano esserci già oggi degli indagati per la scomparsa di Armando Capirchio, il pastore di 59 anni, di cui non si hanno notizie, ormai, da undici giorni. Numerose persone sono state ascoltate dagli investigatori. Nulla viene lasciato al caso, anche un piccolo dettaglio potrebbe aiutare a fare luce su cosa sia accaduto il 24 ottobre scorso al pastore di Vallecorsa. E tra le persone ascoltate, vicini di casa, conoscenti e confinanti, ce ne sarebbero due sulle quali si starebbero concentrando in particolare le indagini: padre e figlio, comunque al momento non indagati. Entrambi interrogati per ore e portati anche nei luoghi da dove sarebbe scomparso il pastore. Anche se, sembrerebbe, avrebbero un alibi di ferro. Ma dagli inquirenti nessuna conferma. Probabilmente nella giornata di oggi potrebbero esserci novità.

L'inchiesta
Quella che in un primo momento sembrava essere una scomparsa dovuta a un malore o a un incidente su quel monte, setacciato di giorno e di notte da squadre di volontari, vigili del fuoco, protezione civile, polizia locale, carabinieri, unità cinofile, è diventato un vero e proprio giallo.  Mercoledì 25 ottobre sono iniziate le ricerche. Quella stessa mattina è stata trovata l'auto di Armando, una Fiat Punto. Era aperta e all'interno c'erano anche i documenti dell'uomo. Ma il pastore era solito lasciare la macchina aperta con il portafoglio dentro. Proprio su quel veicolo sono stati effettuati i primissimi accertamenti. Sopralluogo anche nell'abitazione del cinquantanovenne. Ma non sarebbe emerso nulla di rilevante. Con il passare dei giorni e visto che, nonostante l'imponente macchina dei soccorsi, di Armando non c'era traccia, gli investigatori hanno effettuato perquisizioni nelle abitazioni di alcune persone del posto, altrettante sono state ascoltate. Alcune anche più volte e per diverse ore.  Quello che si cerca, oramai, è un corpo.

Ieri mattina, è stata portata anche una ruspa. Non è stata utilizzata, ma non si esclude che possa essere messa in azione nella giornata di oggi, anche per poter scavare nei fossi e in zone non facilmente raggiungibili. Le indagini proseguono senza sosta, anche per dare risposte ai familiari e agli amici che vogliono sapere che fine abbia fatto Armando. Diversi familiari e amici che anche ieri hanno sostato davanti al punto base dei soccorsi per capire se potessero esserci sviluppi. Molto probabilmente è ormai questione di poco.

Nicoletta Fini

di: La Redazione

Caso Capirchio: si cerca il corpo. Una giornata intensa, quella di ieri, iniziata alle 10.30 con un'altra grande battuta di ricerche. Sul posto è arrivato il sostituto procuratore Vittorio Misiti. Nella stazione operativa in zona "Pezzanti" anche una ruspa. Se ne sono accorti tutti in paese. Mai era successo che così tante macchine dei carabinieri passassero l'una in fila all'altra per via Roma, dirette a valle.
Nella testa subito il sospetto di una svolta nelle indagini. Forse la svolta c'è stata davvero, ma ieri ha fatto fatica a palesarsi. Ancora nessuna traccia (a questo punto si presume del cadavere) di Armando Capirchio, pastore di 59 anni scomparso martedì 24 ottobre.  Tutta questa mobilitazione che in paese non è sfuggita a nessuno, già dal mattino lasciava immaginare che si fosse vicini alla verità.

I commenti
«Forse qualcuno ha confessato e sono andati a scavare dove lo avranno sotterrato».

«È arrivata anche la ruspa. Forse oggi sapremo cosa è accaduto ad Armando».

Queste le prime impressioni, suggerite anche dalla presenza della ruspa, parcheggiata vicino al campo base dei soccorsi e che non è stata, però, ancora utilizzata. È lì, pronta per qualsiasi evenienza. Non si esclude che possa essere utile per la giornata di oggi. Le ricerche, infatti, proseguiranno. Sul posto, da ieri mattina, per un ulteriore sopralluogo, insieme al sostituto procuratore Vittorio Misiti, il colonnello Andrea Gavazzi e il comandante del nucleo investigativo, Antonio Lombardi, tutti coordinati dal colonnello Fabio Cagnazzo, comandante provinciale dei carabinieri. Diverse le pattuglie arrivate anche dalle altre compagnie della provincia. Sono tornati anche i vigili del fuoco con mezzi specifici. Al centro del presunto omicidio la montagna maledetta, quel Monte Calvo dove cinque anni fa perse la vita anche un altro vallecorsano, il ventiseienne Simone Ferracci, in circostanze mai del tutto chiarite. Casi di cronaca nera sempre più impensabili stanno travolgendo un paesino racchiuso tra i Monti Ausoni, non abituato a stare sotto i riflettori, soprattutto per situazioni tanto gravi e agghiaccianti.

I concittadini di Armando sono tuttora increduli. Davanti a una pista sempre più battuta, quella dell'omicidio e dell'occultamento di cadavere, ancora non ci si dà pace.  Nessuno mai poteva immaginare che fatti di questo genere potessero capitare proprio qui, nel paese di una santa, la beata Maria de Mattias, e di assidui frequentatori di chiese. Il caso ha stravolto davvero tutti, e con essi l'intera routine di una comunità.  Tuttavia anche ieri le ricerche sono state vane, complice anche il maltempo e la pioggia, che però non hanno spaventato familiari, parenti, amici e compaesani, tutti sul posto in attesa della verità.

Nella giornata di oggi si tornerà su quel monte, in quella valle. Perché nulla viene lasciato al caso. Di Armando non si hanno più notizie, ormai, da undici giorni.

Francesca Sacchetti

di: La Redazione