Facce scure, scarsa voglia di parlare. Anche i 300 sopravvissuti restano silenziosi. C'è poco da festeggiare, anche per loro che lavoreranno altri tre mesi. Il pensiero va ai 532 colleghi che ieri, per la prima volta dopo otto mesi, non erano più insieme a loro. Il cambio turno delle 14, ieri pomeriggio, assomigliava a un funerale. Chi si aspettava una protesta, uno sciopero, un sit-in, una manifestazione, è rimasto deluso. Perchè tutti hanno la speranza che in primavera possano essere riassunti.

«Forse non ci rendiamo conto che tra i licenziati ci sono ragazzi che avevano lasciato contratti a tempo indeterminato perché credevano nel sogno Alfa. Ma Fca ha infranto i loro sogni», rivela Donato Gatti della Fiom.

Martedì sera, la notte di Halloween, quando è arrivata la notizia che sugli 832 interinali ne sarebbero stati prorogati solo 300, in fabbrica si piangeva. Ne è testimone un operaio "anziano", da 30 anni sulla catena di montaggio, Delio Fantasia. Che spiega: «Penso, o almeno spero, che questi mesi di lavoro siano serviti a renderli coscienti, non inteso come coscienza di classe, sarebbe chiedere troppo a una generazione che non conosce neanche gli scioperi figuriamoci la coscienza di classe, ma coscienti che questa generazione non può e non deve essere appesa a una messaggino whatsapp, non può essere mortificata da un'anonima coordinatrice che li chiama ragazzi, e che non ci si può rassegnare senza combattere».

La testimonianza

«Sono orfano di padre e di madre dal 2006, all'epoca avevo solo 16 anni. Adesso ho una moglie, due bambini di 6 anni e 18 mesi e mi hanno chiuso la porta in faccia. Hanno prevalso i ragazzi di 19-20 anni che stanno ancora con i genitori». Questa è la testimonianza di Tommaso Agresti, 28 anni di Pontecorvo. È uno dei 532 interinali che ieri, dopo aver lavorato 8 mesi in Fca, non ha varcato più i cancelli dello stabilimento. La speranza è quella di poter essere riassunto in primavera. Ma intanto prevale rabbia. «Per me - racconta - è stato un giorno molto triste perché io sono uno dei 530 ragazzi a cui non è stato prorogato il contratto di lavoro in Fca, sono stato lasciato a casa con una famiglia sulle spalle e con due figli da sfamare. Chi ha gestito queste assunzioni non si è passato nemmeno la mano sulla coscienza che un padre di famiglia dal mese prossimo non percepirà lo stipendio per garantire un piatto da mettere sulla tavola, sono deluso amareggiato ma soprattutto incazzato nei loro confronti . Ho passato giorni più brutti di questi (chi mi conosce lo sa benissimo) e pure non mi sono mai arreso, si ricomincia perché la vita va avanti! Un abbraccio e un saluto a tutti i miei ex colleghi vi voglio bene»

Tommaso Agresti , operaio Fca interinale non confermato dall'azienda. Orfano di padre e madre, ha due bimbi A lui sono stati preferiti i diciannovenni

Alberto Simone

La reazione

A parlare anche Michele Merola, ingegnere e Vicepresidente dell'Aidam (Associazione Italiana di Automazione Meccatronica) che haun'opinione più pragmatica e una visione realistica di quanto sta accadendo in questi giorni nello stabilimento pedemontano: «Voglio dire una cosa impopolare, tanto per fortuna ho la libertà di non fare e voler fare politica. Ma dove è lo scandalo dei mancati rinnovi? Funziona così nel mondo, magari posso essere d'accordo su alcune sfumature che comunque non cambierebbero la sostanza. Ho letto di tutto. Gente che maledice la Fca, senza capire che l'Italia non sarebbe il paese che è se non fosse esistita la Fiat. Gente che critica la politica locale, senza capire che un amministratore locale conta come un cerino consumato su queste decisioni. Gente contro la politica nazionale e che rimpiange politici del passato, senza ricordare che molte scelte del passato per assecondare e imbuonirsi la Fiat (incentivi statali, ecc) hanno solo avuto effetti negativi per il paese. Otre a non ricordare che la maggior parte di quella politica è la stessa che per assecondare le "richieste" di un popolo mediocre (diciamocelo) ci vede oggi costretti a correre dietro lo spauracchio del debito pubblico. Mi dispiace per le persone a cui non hanno rinnovato il contratto, ma fa parte delle scelte di un'azienda».

Michele Merola Vicepresidente Aidam Associazione Italiana di Automazione Meccatronica

Paola Enrica Polidoro

«Il ricatto continua». Così, in tre parole, il segretario della Fiom-Cgil liquida l'accordo siglato dagli altri sindacati nelel setsse ore con l'azienda. Cigiellini a un tavolo, Rsa delle altre sigle a un altro. Fim, Uilm, Fismic e Uglm, seppur critiche nei confronti dell'azienda, concordanoche «alfine di non disperdere le professionalità e le competenze acquisite dai restanti 532 giovani operanti con contratto di somministrazione di lavoro sino al 31 ottobre 2017, gli stessi, fatte salve le disponibilità individuali, faranno parte di un apposto bacino di persone che potranno essere richiamate in via prioritaria ove future esigenze produttive richiedano un ulteriore fabbisogno di lavoratori. Le parti si incontreranno entro il 15 gennaio 2018 per valutare la situazione in atto con i conseguenti riflessi sulle prospettive occupazionali conparticolare riferimentoai lavoratori con contratto di somministrazione di cui alla presente intesa sia nell'ottica di un eventuale richiamo al lavoro che in quella di unaeventuale stabilizzazione».

Troppo poco per la Fiom che oggi sarà fuori i cancelli a fare megafonaggio e si prepara a una mobilitazione di massa, probabilmente anche uno sciopero. Per il momento Gatti e De Palma della Fiom dichiarano: «È indispensabile l'apertura di un confronto nazionale sul futuro produttivo e occupazionale di Fca e di tutto il settore. L'assenza del Governo rischia di produrre un danno irreparabile al sistema produttivo con conseguenze dirette sull'occupazione».

Gli fa eco la FlmUCub: «L'unica certezza è che tutto ciò evidenzia con quanta poca serietà è stata gestita l'entrata e anche l'uscita di questi precari. Ora che fine faranno i 1200 contratti precari dell'indotto Fiat?» A chiamare in causa il mondo politico è poi Enzo Valente dell'Ugl, che lancia fulmini a destra e sinistra.

«Sono lacrime di coccodrillo - tuona - quelle che la politica oggi versa sui 530 giovani mandati a casa dalla Fca, una conseguenza figlia dei cambiamenti delle regole che hanno interessato il mondo del lavoro. Gli stessi politici, che oggi piangono, hanno condiviso e sostenuto le nuove leggi dei vari esecutivi che si sono succeduti in questi anni e che hanno tolto ogni tipo di sicurezza ai lavoratori danneggiando soprattutto i giovani».

Quindi il sindacalista come nel territorio già all'Ideal Standard di Roccasecca sempre a fine ottobre si sono persi 25 posti di lavoro nel silenzio generale. Le reazioni della politica Chiamata in causa, la politica risponde. Il senatore Scalia dice: «Ho avuto un colloquio con il viceministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova, che mi conferma massima attenzione da parte del Governo sul futuro degli oltre 800 lavoratori interinali della FcA di Cassino. Gaetano Capuano: del gruppo "Insieme" incalza: «La serie impressionante di mine che Fca ha disseminato e fatto esplodere l'una dopo l'altra nel già precario territorio della provincia di Frosinone, sta producendo una drastica rottura storica tra la stessa azienda torinese e la terra che da 50 anni la ospita. Duro anche il consigliere regionale Mario Abbruzzese: «Il grande bluff e l'arte della bugia sono insiti nella cultura del centro sinistra.

Lo abbiamo visto con il governo Renzi, con le promesse mai mantenute di Zingaretti su trasporti, sanità e politiche del lavoro. Ora, a farne le spese sono i 532 giovani che hanno perso il posto di lavoro dopo essere entrati in servizio presso lo stabilimento Fca». Sulle barricate anche i sindaci di Cassino e Piedimonte D'Alessandro: e Ferdinandi.

«Siamo stati eletti per dare risposte certo, ma se i problemi sono strutturali e di ampio respiro nazionale il compito è arduo».

Intanto nel Pd Fronte Democratico va all'attacco del segretario Fardelli: «Nel dissociarci dal comunicato, invitiamo il consigliere Fardelli a indire un direttivo sulla questione, smettendola di pubblicare questi inutili e dannosi comunicati senza prima averne concordato il contenuto in direttivo».

di: alberto simone