Sms sul telefonino nel giorno di Ognissanti. I 300 "fortunati" che oggi rientreranno in fabbrica hanno ricevuto un messaggio sul cellulare. Stesso trattamento per i 530 sfortunati che, però, hanno dovuto leggere: "il contratto per il momento cessa".
Con quali criteri si sceglie un ragazzo piuttosto che un altro? Un tema caldo che probabilmente verrà messo oggi sul tavolo nella riunione tra azienda e Rsa. La Fiom ha già in mente di proporre una rotazione tra tutti e ottocento per non scontentare nessuno. Ma la guerra tra poveri è appena iniziata. A difesa dei ragazzi scendono in campo anche i sindacati di base che oggi non parteciperanno alla riunione mentre annunciano uno stato di agitazione fuori dalla fabbrica. «Quali sono stati i criteri oggettivi di scelta per queste proroghe? Si è prorogato chi ha lavorato sulla catena di montaggio o nella logistica? Nel reparto montaggio, nella plastica o verniciatura?" Tutte domande che pone la FlmU-Cub che spiega: «Lo sciopero è l'unico strumento per riconquistare voce in capitolo. L'accordo firmato dalle Rsa di stabilimento che prevede la riassunzione dei 530, se ci sarà una salita produttiva nel 2018, è carta straccia. Pretendiamo rispetto per i nostri ragazzi».
Il passato non aiuta
Ma sono quelle dichiarazioni di un anno fa a pesare come un macigno in una situazione occupazionale che sta facendo precipitare nell'angoscia il sud della provincia. «Lo stabilimento in questo momento occupa 4.300 dipendenti su due turni ma con Giulia e Stelvio a pieno regime prevediamo di inserire altre 1.800 persone entro il 2018. Giulia e Stelvio sono auto interamente nuove e per produrle ai massimi livelli di efficienza e qualità occorreva un impianto all'avanguardia assoluta». Così parlava lo scorso 24 novembre Alfredo Altavilla, chief operating officer del gruppo Fca per la regione Emea. Era il giorno della visita di Marchionne e Renzi nella fabbrica ai piedi dell'Abbazia di Montecassino. L'allora premier, impegnato nella campagna referendaria per il Sì, gettò il cuore oltre l'ostacolo: «I 4.300 lavoratori a Cassino diventeranno 6.300 nei prossimi 18-24 mesi». Marchionne annuì e, per la prima volta, dopo che nel 2015 con il lancio della Giulia erano state paventate 3.000 assunzioni, arrivava finalmente una cifra certificata. Non "voci di corridoio", ma dichiarazioni autentiche dei massimi vertici di Fca e dell'ex presidente del Consiglio. Che a rileggerle oggi suonano come una beffa, oltre il danno. Al giro di boa del biennio 2017-2018, delle 1.800 assunzioni previste restano difatti malapena 300 contratti in somministrazione.
L'esercito dei 1.500
Mille giovani, provenienti da tutta la provincia, hanno fatto i colloqui e le visite mediche a inizio anno ed erano in procinto di poter subentrare nel 2018. Ma adesso in fila ci sono 1.500 ragazzi: martedì, difatti, alla scadenza del contratto agli 830 interinali, Fca ne ha confermati solo 300, sono a casa anche i 530 che hanno lavorato per qualche mese. E il silenzio, l'imbarazzo dei vertici aziendali che ha fatto seguito all'annuncio, fa più rumore delle tante dichiarazioni dei sindacati. Tutti sulle barricate.
C'è chi, come la Fiom, più volte aveva suonato il campanello d'allarme. Aveva spiegato, dati alla mano, che le 1.800 assunzioni erano pure utopia. «Qui ci sono molti problemi, non si risolvono con la politica degli slogan e degli annunci facili» dissero Landini e Gatti. Li ignorarono. Ma poi è finita come è finita. Certo non è piacevole festeggiare una sconfitta, ma il "noi lo avevamo detto" rimbalza con forza. C'è poi il più grande sindacato, la Uilm di Giangrande, che invece ha sempre creduto al piano di Marchionne, e che ora inchioda l'azienda alle proprie responsabilità. «Non servono gli appelli al Governo, la colpa è di Fca. Per fare auto di qualità serve una buona qualità di vita in fabbrica, servono materiali di prima scelta. Tutte cose che a Cassino oggi mancano».