A sette mesi dalla morte di Emanuele Morganti, sono quattro le persone in carcere, accusate di concorso in omicidio volontario: Paolo Palmisani, 20 anni, Michel Fortuna, 24, Mario Castagnacci, 27, e il papà Franco, 50 anni. Resta, ora, da chiarire il ruolo dei quattro buttafuori del Miro Music Club che sono indagati per la morte di Emanuele e di altre eventuali persone coinvolte in quello che è diventato un vero e proprio massacro per il ventenne di Tecchiena di Alatri. Secondo alcune ricostruzioni i buttafuori, Damiano Bruni, 27, Michael Ciotoli, 27, Pjetri Xhemal, 33, Manuel Capoccetta, 28 anni, avrebbero inseguito e aggredito Emanuele insieme al branco. Le indagini degli investigatori proseguono senza sosta, mentre inizia a crollare il muro di omertà.
Per Franco Castagnacci l'accusa di aver avuto un ruolo attivo in due delle tre fasi nelle quali il ventenne, nella notte tra il 24 e il 25 marzo scorsi è stato aggredito mortalmente in piazza Regina Margherita ad Alatri, davanti al locale Miro Music Club e all'indifferenza di tante persone, è arrivata lunedì. Il gip del tribunale di Frosinone ha firmato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Omicidio Morganti, gli sviluppi

L'inchiesta prosegue per chiarire la posizione degli altri quattro indagati, i buttafuori, e di eventuali altre persone. Da alcune testimonianze è emerso che anche gli addetti alla sicurezza sono stati coinvolti nell'aggressione a Morganti. C'è chi, ad esempio, ha raccontato di aver visto Palmisani dirigersi con in mano un ferro a forma di L e dirigersi nel punto «dove Franco Castagnacci, il figlio, insieme ai quattro buttafuori e le altre persone che non conosco stavano aggredendo Emanuele Morganti e chi era con lui, per prendere parte alla rissa in atto».
Alcuni testi confermano di aver visto i buttafuori, insieme agli altri, raggiungere il punto dove si trovavano Franco Castagnacci ed Emanuele e colpire anche loro il giovane. E proprio al cinquantenne, già recluso per droga dalla scorsa estate nel carcere di Velletri, è stata contestata una partecipazione attiva nell'uccisione di Morganti. Non solo, per la procura avrebbe tentato di condizionare anche i testimoni, minacciandoli affinché dichiarassero il falso.
Ci sono state alcune, tra le duecento persone ascoltate, che hanno ritrattato. Il muro dell'omertà che aveva, secondo le accuse, alzato Franco Castagnacci per favorire la propria posizione e quella del figlio, pian piano è crollato. Castagnacci padre, nel periodo in cui è stato sottoposto a intercettazioni, ha cercato di ottenere da quanti erano presenti la sera del pestaggio e ascoltati dagli investigatori dichiarazioni a lui favorevoli.
Tra le tante testimonianze, è stato riscontrato che il cinquantenne aveva già diffidato i presenti sul luogo del pestaggio dal fare il suo nome; ha cercato di dipingersi anche lui come vittima dell'aggressione attraverso i mass media.

Le intercettazioni su Franco Castagnacci

Un ruolo determinante nell'arresto di Castagnacci lo hanno avuto le intercettazioni. «Ieri sera mi ha chiamato Franco proprio», si sente dire nella telefonata intercettata tra un testimone e una donna. «Embè?», rispondono dall'altra parte della cornetta. E il testimone minacciato racconta quello che gli ha detto Franco: «Eh... tu non hai visto niente, stai a di' un mucchio di cavolate in giro; tu qua, tu là, tanto non è come pensi tu e devi paga' tu e tutta la famiglia tua». In un'altra intercettazione lo stesso testimone dice a un conoscente che Franco Castagnacci si era recato nella sua abitazione per fargli ritrattare in merito all'omicidio.
Dunque, le indagini continuano senza tralasciare nulla. Intanto restano indagati i quattro buttafuori e si sta valutando la posizione anche di altre persone presenti, mentre i Castagnacci, padre e figlio, Palmisani e Fortuna restano in carcere.