Ancora un'altra storia di maltrattamenti: lei la vittima, lui il compagno aguzzino. Scenario dell'ennesima violenza è Piedimonte San Germano, nell'hinterland cassinate. Una disperata voce femminile ieri notte chiede aiuto sulla linea di emergenza della Polizia di Stato "113" : l'operatore si accerta delle condizioni di salute della donna e immediatamente dirama la nota alle Volanti presenti sul territorio.

Quando gli agenti arrivano sul posto, una palazzina popolare, sentono ancora urla provenire dall'appartamento. Allora a spallate abbattono la porta e, una volta dentro, di trovano davanti ad una scena drammatica: un uomo, un 39enne brasiliano, con un cacciavite in mano stava minacciando di colpire la giovane moglie, incinta al quarto mese, per motivi in via di accertamento. I poliziotti hanno subito bloccato il brasiliano e lo hanno ammanettato portandolo via con l'accusa di maltrattamenti in famiglia. Quindi, hanno soccorso la donna e l'hanno accompagnata al Pronto soccorso dell'ospedale Santa Scolastica di Cassino. Qui, per fortuna, i medici non hanno rilevato problemi per il feto mentre sul corpo della donna hanno trovato numerose ecchimosi, bruciature e lesioni. 

Nel frangente, la vittima, come detto refertata presso il locale Pronto Soccorso, decide di non trincerarsi più dietro il muro del silenzio e di raccontare ai poliziotti il suo calvario di maltrattamenti reiterati sia fisici che psicologici.

Per l'uomo scatta quindi l'arresto e viene pertanto  associato, come disposto dall'Autorità Giudiziaria, presso la Casa Circondariale di Cassino. La Polizia di Stato, intanto, rinnova l'invito alle vittime di violenza di genere a segnalare e denunciare sempre.

Oltre alla tutela offerta dalla legge, che va dagli strumenti dell'ammonimento al divieto di avvicinamento fino ai domiciliari e al carcere per i casi più gravi, la battaglia più importante si gioca sul campo della prevenzione in cui la Polizia di Stato è impegnata, non solo nel contribuire attraverso l'informazione al superamento di una mentalità di sopraffazione, ma a fare da sentinella per intercettare prima possibile comportamenti violenti e intimidatori.

In questa prospettiva si muove l'adozione dall'inizio dell'anno del protocollo E.V.A. (Esame delle Violenze Agite) con la compilazione di checklist che, anche in assenza di formali denunce da parte delle vittime, spesso impedite dalla paura di ancor più gravi ritorsioni.